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Un radiatore decorativo per dividere gli spazi del living

Un termoarredo divisorio dal disegno asimmetrico, coerente con la parete vetrata diagonale, conferisce charme alla divisione tra ingresso, cucina e zona pranzo.

Termoarredi di design per demarcare le zone del soggiorno

Calore che arreda: i radiatori decorativi possono essere protagonisti dello stile e dell’eleganza di un’abitazione, rivelandosi strategici addirittura come elementi divisori tra le varie zone funzionali di casa.

Utili non soltanto nella stanza da bagno nella più nota versione di scaldasalviette, i termoarredi risultano fruibili e belli da vedere, quando vengono collocati tra gli spazi dell’area giorno.

Se poi tali elementi radianti vengono posizionati per suddividere gli ambienti in modo discreto e raffinato, fungono egregiamente da efficienti e confortevoli séparè emanatori di calore.

La galleria di foto mostra alcune accattivanti ambientazioni, significative per trarre spunto e immaginare le più svariate potenzialità di utilizzo dei termoarredo di design, nell’ambito dei living di moderna concezione inseriti nei diversi contesti residenziali.

 

La prima immagine ritrae il radiatore Screen di Scirocco H srl , progettato dai designer Franca Lucarelli e Bruna Rapisarda: si tratta di un radiatore elettrico extra large – 1,20 m di larghezza x 1,85 m di altezza – realizzato in acciaio inox a finitura spazzolata, con una grossa cornice rettangolare e un reticolo di tubi sottili a sezione circolare.

Screen appare letteralmente come uno scenografico schermo filtrante e radiante tra gli spazi.
È posizionato sotto un grande arco di congiunzione tra disimpegno e salotto, per rivelarsi come un suggestivo quadro d’autore che riscalda e separa gli ambienti.

Il calorifero Bambù della Deltacalor è un esclusivo radiatore idraulico free standing cioè a libera installazione, con una forte valenza estetica, poiché il suo design riproduce fedelmente l’aspetto delle canne di bambù.

Nei suoi superconduttori sottovuoto, non scorre l’acqua, bensì essi si scaldano rapidamente e uniformemente per contatto con il collettore caldo, garantendo così un’ottimale resa termica.

Nella foto, il termoarredo Bambù è posto su di una pedana, per conformare una sorta di balaustra decorativa di protezione e demarcazione con l’attigua area salotto.
Segue una ambientazione personalizzata da un corpo scaldante di design con duplice attacco pavimento e soffitto, prodotto dalla Zehnder, posizionato tra l’angolo cottura e la zona pranzo.

Lo sviluppo verticale di questo leggero calorifero, taglia lo spazio aereo, creando un gioco geometrico di ortogonalità con gli arredi orizzontali.

In successione, sono fotografate due location rese uniche e attraenti, grazie all’inserimento dei radiatori d’arredo firmati Cordivari Design.

Il modello Frame Decor di Cordivari è in acciaio inox lucido e satinato, per comporre un decoro artistico ad effetto specchiato, che ben si colloca su di una interparete divisoria del salotto.

L’altro corpo radiante Ring sempre di Cordivari è caratterizzato da una movimentata composizione di cerchi black & white, che sortisce la sensazione ottica di una dilatazione spaziale; questo radiatore d’arredo è fissato su di una grande interparete quadrangolare color grigio cemento, connessa con la controsoffittatura, per creare un imponente sistema divisorio e scaldante nel living.
Un termoarredo che funge da divisorio ornamentale nel soggiorno

Nel disegno prospettico sottostante è raffigurata una mia soluzione progettuale, atta a valorizzare la distinzione tra ingresso, zona pranzo e cucina: una poliedrica struttura svolge il doppio ruolo di separazione e di elemento riscaldante per il living, nell’ambito di un moderno appartamento metropolitano.

La parete che divide l’area pranzo dalla retrostante zona cottura, si compone di uno scatolato in cartongesso, su cui è fissato un pannello vetrato a forma di triangolo rettangolo.

Sullo sfondo, è individuabile il varco che consente l’agevole passaggio tra la cucina e la lunga tavolata con pianale in vetro.

Vista prospettica di living con termoarredo divisorio a bandiera
In primo piano, notiamo che il setto in cartongesso è estroflesso perpendicolarmente in un basso muretto, il quale funge da base di appoggio per oggettistica, oltre che da supporto di fissaggio per l’eccentrico radiatore ornamentale.

La forma asimmetrica del termoarredo risulta coerente con la diagonale della parete vetrata, creando un’associazione architettonica che dona l’effetto di una amplificazione delle spazialità.

Il corpo del calorifero è costituito da un tubolare a sezione quadrangolare, sviluppato secondo un sistema di intersezioni, le quali formano un reticolato geometrico di triangoli irregolari e complementari tra loro.

Il radiatore è fissato con due attacchi laterali a bandiera sulla parete in cartongesso, nella quale è prevista anche la canalizzazione delle relative tubazioni; due ulteriori fissaggi con distanziali sono predisposti al soffitto e sul basso muretto divisorio, garantendo così l’opportuna controventatura, ossia la solidità strutturale dell’intero elemento radiante.

Una decisa cromia nei toni del fucsia può accentuare l’impatto scenico di questo radiatore decorativo, che appare come un vero e proprio pezzo d’arte, che gioca con le forme e i colori delle strutture parietali e dei complementi d’arredo.
Progettare online la suddivisione degli spazi di casa

Nel corso del restyling di un appartamento, persino un singolo elemento architettonico come un termoarredo divisorio, può costituire la chiave di interpretazione per dettare i percorsi tra le zone, riscaldando altresì l’intera ambientazione.

Il nostro servizio online di progettazione a mano libera rappresenta una modalità privilegiata per ridisegnare gli spazi interni ed esterni di casa, attraverso soluzioni innovative e razionali, in grado di conferire un valore aggiunto agli immobili di qualsiasi contesto residenziale.

Planimetrie distributive e disegni realistici tridimensionali vengono studiati ed elaborati nei minimi particolari costitutivi, per dar vita a più performanti volumetrie, le quali risultino proporzionate alle specifiche esigenze dei nuclei familiari in continua trasformazione.

Le nuove suddivisioni spaziali sono pensate in modo da offrire un evoluto grado di vivibilità degli ambienti, nel segno di una logica coesistenza di bellezza architettonica e funzionalità abitativa.

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Tornitura del legno in fai da te: bellezza e sapienza tecnica

Gli splendidi oggetti che si possono produrre con la tornitura del legno, anche in fai da te, ci motivano ad approfondire questa lavorazione facile e raffinata.

Tornio per lavorare il legno

Il tornio per la lavorazione del legno è una macchina in grado di mettere in rotazione un pezzo di
legno con velocità variabile, grazie a un sistema di pulegge.
Durante questa rotazione viene spinto contro il legno un utensile affilato (sgorbia, scalpello, bedano) che asporta materiale, col risultato di modellare il pezzo.

 

Questo può essere fissato a entrambe le estremità fra una punta e una contropunta, per la sola lavorazione della parte laterale (si dice, in questo caso, lavorazione in barra o longitudinale). Oppure può essere montato a sbalzo sul tornio (lavorazione in lastra o trasversale, cioè col pezzo sorretto a una sola estremità) in modo da lavorare anche l’estremità libera oltre che il fianco.

La combinazione delle velocità del tornio, il modo con cui l’operatore maneggia l’utensile e la rapida realizzazione di forme elaborate forniscono ai pezzi torniti un fascino tutto particolare. Inoltre, la lavorazione al tornio rappresenta l’unico modo pratico per la realizzazione di determinati oggetti a superficie curva o dalla foggia particolare.
Gli oggetti realizzabili con il tornio per legno

La lavorazione longitudinale produce oggetti sostanzialmente cilindrici, con profilo variamente sagomato, come gambe per sedie, barre, elementi per ringhiere, pilastrini per scale, gambe per tavoli, manici per attrezzi e così via. La lavorazione trasversale serve, invece, per produrre oggetti rotondi, quali bacinelle, piatti, basamenti per lampade, portauova, ciotole, vasi, tazze ecc.
Struttura del tornio per legno

Struttura del tornioIl tornio è costituito da un bancale che può essere basso o alto a seconda che si autosostenga o che lo si debba appoggiare su un banco da lavoro preesistente.

È azionato da un motore elettrico, situato generalmente in basso, che, tramite pulegge intercambiabili, mette in rotazione un mandrino o testa motrice.

Per la lavorazione longitudinale viene inserita sul mandrino una forchetta di trascinamento, costituita da una specie di tridente che si conficca nel legno e serve per far ruotare il pezzo.
Per la lavorazione trasversale, sul mandrino si monta una piastra su cui il pezzo va fissato.

Sul bancale sono montate due strutture scorrevoli: un poggiautensili regolabile che serve per appoggiarvi sgorbie e scalpelli durante la tornitura e una contropunta che trattiene il pezzo, ma gli consente di ruotare, per la lavorazione longitudinale.

Si tratta di punta leggermente arrotondata, posta esattamente alla stessa altezza del centro della forchetta di trascinamento e serve per trattenere l’estremità del pezzo, per compressione, durante la lavorazione.

I torni sono prodotti in molte dimensioni e forme, dagli aggiuntivi per trapano elettrico a quelli professionali con basamento in ghisa. Per la lavorazione longitudinale, la grandezza significativa è rappresentata dalla distanza fra la punta e la contropunta.
Per la lavorazione trasversale sono il diametro massimo e la profondità massima del disco su cui si vuole lavorare.
Tornio a legno per il fai da te

Il tornio per il fai da te dovrebbe avere:

– una distanza di almeno 750 mm fra le punte;
– accettare un disco di 300 mm di diametro per 100 di spessore;
– avere un motore di potenza non inferiore a mezzo cavallo;
– avere un meccanismo a velocità variabile (la velocità di rotazione inferiore è quella usata per i pezzi di diametro maggiore);
– essere dotato di una base molto solida.

Un tornio professionale è parecchio costoso e non è assolutamente necessario al principiante che voglia provare a lavorare e vedere se ha attitudine per questo tipo di attività.
È sufficiente, in questi casi, ricorrere a un tornio aggiuntivo, che ha dimensioni minori, montato sul bancone di lavoro e azionato da un trapano. Avrà una potenza e una capacità limitate, e probabilmente sarà possibile tornire solo longitudinalmente, ma potrà dare comunque buoni risultati
Le regolazioni del tornio

In entrambi i tipi di lavorazione, il primo passo è quello del posizionamento e del fissaggio della slitta portautensili il più vicino possibile al pezzo da lavorare, senza però toccarlo.
Il poggiautensili va allineato parallelamente all’asse del tornio, possibilmente un po’ più in alto rispetto a questo, e fissato molto saldamente perché, se si dovesse spostare, rischiate di rovinare il pezzo in lavorazione e di farvi male.
Prima di mettere in moto la macchina, assicuratevi che il legno sia ben ancorato e che in nessun punto rischi di toccare il poggiautensili durante la lavorazione.
La lavorazione con il tornio a legno

Tenendo l’attrezzo bene appoggiato al poggiautensili si porta a contatto col pezzo in rotazione per asportare legno fino a ottenere la forma voluta.

Tornitura longitudinale

Nella lavorazione longitudinale, la testa motrice viene azionata dal motore, mentre dalla parte opposta, la contropunta è trascinata in rotazione dalla compressione e la sua unica funzione è quella di sostenere il pezzo. La contropunta scorre su una guida e viene bloccata quando è saldamente a contatto con il pezzo da lavorare: il pezzo di legno, quindi, viene fissato a pressione fra forchetta e contropunta.

Lavorazioni con il tornio: tornitura longitudinale
La contropunta è fissa e il pezzo gira facendo attrito su di essa: per ridurlo può essere utile applicare un poco di grasso. Esistono, però, contropunte girevoli che migliorano il lavoro. Ricordiamo che la velocità periferica di rotazione del pezzo da tornire varia dai 5 ai 13 metri al secondo, in relazione alla maggiore o minore durezza del legno.

Tornitura longitudinale passaggi
Per mantenere costante questa velocità, (che diminuisce col diminuire del diametro del pezzo in lavorazione) si deve aumentare la velocità di rotazione per una velocità media di circa 7 metri /sec.

Tornitura trasversale

Nella lavorazione trasversale, il pezzo è bloccato alla testa motrice, con mezzi vari.
Spesso viene tornito anche sul lato opposto, cioè con la testa sulla destra, soprattutto quando il pezzo è grande, per avere una maggiore comodità di lavorazione.
Di solito il pezzo da lavorare viene fissato sulla testa motrice mediante quattro viti che bloccano il pezzo ad un piastra circolare, ma vi sono anche altri sistemi.

Tornitura trasversale del legno
Si può avvitare un altro pezzo di legno sulla testa, poi si incolla a quest’ultimo quello da lavorare, interponendo un foglio di carta fra le due facce incollate.
Dopo la lavorazione si toglie il pezzo di legno, la colla si stacca lungo la carta e si rifinisce con una pialla il fondo del pezzo lavorato. In alternativa si usano diversi mandrini speciali, sia per la lavorazione fra le punte sia per quella a sbalzo.

Pratica di tornitura

La sgorbia o lo scalpello, durante la tornitura, devono essere tenuti saldamente ma elasticamente in modo che i piccoli urti che eventualmente si verificassero contro il legno vengano ammortizzati e non vi siano forti contraccolpi.
Il ferro è posato sul poggiautensili, posto molto vicino al pezzo in lavorazione, la mano destra afferra l’impugnatura, mentre la sinistra si appoggia trasversalmente sul ferro e la preme verso il basso.

Utensile in legno ottenuto con il tornio
È con la mano destra che si regola l’inclinazione dell’utensile e la profondità di inserimento dell’utensile nel legno. Naturalmente per i mancini le posizioni sono invertite.
Il corpo è diritto, le gambe sono allargate e una è avanzata verso il tornio stesso.
L’utensile viene portato contro il legno leggermente inclinato verso l’alto.

La prima sgrossatura del pezzo da tornire si effettua utilizzando una sgorbia larga e poco profonda. La sgorbia va mantenuta con un angolo di 70-80° rispetto all’asse longitudinale del legno e viene spostata lentamente da un’estremità all’altra del pezzo, spostando anche il poggiautensili se questo non è largo a sufficienza.

Quando la sgrossatura è terminata, tracciate con uno scalpello o con la matita le parti che sul pezzo devono ricevere lavorazioni differenti. Usate una sgorbia più stretta per eseguire le incavature più pronunciate o le bombature verso l’esterno: uno scalpello a tagliente diritto per i ribassi cilindrici non inclinati e uno scalpello a tagliente obliquo per le parti diritte e inclinate. Utilizzate un bedano o scalpello stretto per le scanalature a fondo cilindrico e uno scalpello intagliatore per i solchi più profondi.

Controllate frequentemente con l’apposito strumento a compasso a punte curve per rilevare i diametri in vari punti e controllare se sono con formi al vostro progetto.

Nella tornitura trasversale, invece, bisogna tracciare con la matita, sulla parte frontale del pezzo, alcuni cerchi concentrici che indicano le varie profondità da raggiungere.
Il tornio si pone in rotazione a velocità media, quindi, con la sgorbia si effettuano passate lente dal centro verso l’esterno. Si asporta un truciolo sottile e continuo e non si fa penetrare troppo l’utensile.

Il fondo di una ciotola si spiana con una sgorbia larga 10 mm facendo attenzione a non scavare troppo per non arrivare alle eventuali viti di fissaggio del pezzo sul platorello.

La finitura

Quando il pezzo è terminato potete rifinirne la superficie accostandovi una carta smeriglio fine (n.400 e oltre) e poi passando una paglietta fine d’acciaio, sempre col pezzo in rotazione.

Per tagliare le estremità del pezzo potete semplicemente poggiare la lama di una sega a dorso all’estremità, mentre il pezzo ruota o tagliate affondando un bedano.
Come evitare gli errori durante la tornitura del legno

Prima di tentare di ottenere qualcosa con il vostro tornio, non è male fare pratica: montate sul tornio un pezzo di legno avanzato, riducetelo a un cilindro e provate i vari attrezzi.
Comincerete a farvi la mano e a capire come bisogna lavorare.
Il tornio è una macchina molto sicura, se usata con cautela, rispetto e pazienza.

Tuttavia non bisogna ignorare alcune precauzioni di sicurezza:

– non indossate sciarpe né giacche o camicie con le maniche larghe, niente che penzoli o si avvicini troppo alla macchina, cravatta compre sa: siete molto vicini a una macchina in rapido movimento e, se qualcosa vi si impiglia, il pericolo può essere notevole
– prima di avviare il motore, fate girare a mano, il pezzo di legno per accertarvi che ruoti liberamente, senza urtare o toccare da nessuna parte
– controllate sempre che la contropunta sia fissata a fondo
– accertatevi che la slitta portautensili sia fissata solidamente
– appoggiate sempre l’utensile sulla slitta, contro il supporto, prima di metterlo a contatto con il legno, e mai in senso opposto, altrimenti rischiate di vedervelo strappare di mano
– mettetevi gli occhiali di protezione quando dovete sgrossare un pezzo di legno
– abbiate pazienza e lasciate sempre che la macchina si fermi da sola prima di togliere il pezzo; evitate di afferrarlo con le mani per frenarlo.
Il trucco del legno fresco

Se riuscite a procurarvi un bel pezzo di legno fresco, potete usarlo per fare una ciotola: dev’essere privo di difetti e provenire dal cuore del tronco.
Tagliatene un disco, poi montatelo sulla piastra della testa e dategli una sgrossata, facendogli assumere una forma tonda e cominciate a scavarlo, lasciando uno spessore di circa 13 mm.
A questo punto l’oggetto grezzo asciugherà molto più rapidamente, soprattutto se lo tenete in un luogo asciutto e ventilato per tre mesi circa. Durante questo periodo si deformerà, ma un volta asciutto, potrete rimontarlo sul tornio, completare il lavoro e rifinirlo.

Se volete utilizzare un pezzo di legno giovane per una lavorazione longitudinale, cercate di dargli una forma più cilindrica possibile tagliandolo con un’accetta, poi riducetelo a un cilindro perfetto con una sgorbia per sgrossare, poi mettetelo da parte ad asciugare bene.
Se lo incerate alle estremità, eviterete che asciughi troppo in fretta, col rischio di spaccarsi.
Il legno fresco si lascia tornire molto bene, soprattutto se si usano strumenti ben affilati e si ottiene una quantità di trucioli arricciati.
Affilatura degli utensili per la tornitura del legno

Gli utensili da taglio per tornitura richiedono un’affilatura accurata, dato che spesso sono venduti solo con un filo piuttosto grossolano. In particolare, le sgorbie richiedono di essere ritoccate, a volte anche per modificarne i bordi rendendoli più o meno svasati, a seconda del lavoro che si deve eseguire. Questi utensili sono sottoposti a continui colpi quando incontrano spigoli e venature del legno, e perciò si usurano rapidamente.

Pertanto, richiedono un’affilatura frequente, spesso addirittura a metà lavorazione.
Tutti questi attrezzi vanno affilati mantenendo sempre l’angolo caratteristico della lama, non un angolo diverso come di solito accade per altri attrezzi da legno.
Fanno eccezione solo le sgorbie a sgrossare che a volte si usano senza alcuna affilatura.

Strumenti per la lavorazione del legno al tornio
Se non avete un’attrezzatura adatta, come una mola a motore fissata al banco, dovrete ricorrere alle pietre o coti e alla carta abrasiva; quest’ultima è disponibile sia in fogli, per l’impiego manuale, sia in forma di dischi da applicare al trapano.
Se usate le coti o altre pietre del genere, è opportuno destinarne una per gli scalpelli e per i raschiatori a punta quadra e una per le sgorbie e i raschiatori a punta tonda, dato che gli attrezzi a punta arrotondata tendono a consumare la cote irregolarmente, rendendola inadatta all’affilatura di lame diritte.
Legni adatti alla tornitura

Non esiste un unico tipo di legno adatto per la lavorazione al tornio: vanno bene molte essenze, anche se alcune di esse presentano una resa migliore.

I legni più duri danno solitamente una finitura eccellente, se li lavorate con gli utensili adatti, soprattutto curando che siano ben affilati. Il pino comune si può tornire bene solo con sgorbie estremamente affilate; si può migliorare alquanto il risultato intervenendo con una rifinitura a carta vetrata. Però questo legno non presenta né la robustezza né la rigidità necessarie per realizzare alcuni oggetti particolari, come ciotole o vasi di grandi dimensioni con bordi sottili.

I legni più duri comuni, come il faggio, la quercia, il noce e il mogano, il bosso e altri si possono tornire bene con tutti i sistemi; particolarmente adatti si rivelano anche l’olmo, il sicomoro, il cirmolo e il tasso.
In generale il legno si può tornire in qualunque condizione di essiccamento, ma è sempre preferibile adoperare legname particolarmente stagionato, che conserverà in modo stabile la forma data al pezzo senza possibili successive, dannose deformazioni.
Esempio di lavorazioni al tornio del legno in fai da te

Vediamo come si realizzano due oggetti classici: candelabro e piatto.

Il candelabro deve avere una base abbastanza larga per offrire un appoggio stabile e sicuro.
Il corpo è sagomato a colonnina con la parte centrale variamente composita.
All’estremità superiore è presente un profondo foro in cui viene inserita la candela.

Il piatto presenta la parte superiore allargata e con una curva continua dal fondo verso l’alto. Nella parte posteriore è ricavata una base circolare, lievemente scavata all’interno.
Candelabro realizzato con tornitura del legno

Sbozzate, con la sega a nastro, il pezzo di legno da tornire per ricavare il candelabro.
Bisogna conferirgli una sezione poligonale con molte facce.
Per individuare con sufficiente approssimazione il centro del cerchio inscritto nel poligono, potete utilizzare un semplice strumento debitamente dotato di asta regolabile.

Montate sul mandrino la forchetta di trascinamento. Si usano forchette con punte più o meno rilevate a seconda della durezza del legno. Posizionate la contropunta del tornio e regolatela in modo che prema nel centro del pezzo. Conviene sempre usare una contropunta rotante.
Accostate al pezzo il poggiautensili e fissatelo, dopo aver controllato, facendo ruotare il pezzo con le mani, che non vi siano punti di contatto.

Candelabro al tornio: sgrossatura e lavorazione
Con una sgorbia robusta e ben affilata procedete a una prima sgrossatura per rendere cilindrico il pezzo. Asportate pochissimo legno ogni passata.
Dopo aver dato una sgrossatura al pezzo ricavando le sagome fondamentali, delimitate con la matita le zone di diversa lavorazione. Delimitate con esattezza la lunghezza del pezzo eseguendo due torniture alle estremità. Il taglio verrà eseguito successivamente.
Con l’intagliatore e con il bedano praticate le incisioni più profonde alla base, senza però raggiungere le dimensioni finali del pezzo.

Con sgorbia e bedano, asportate il legno fino a raggiungere il diametro finale della sagoma del piede. Sempre col bedano scavate lungo la traccia che delimita la sagoma superiore del candelabro. Non si deve scendere in profondità.

Con la sgorbia tornite la sagoma superiore in ogni particolare fino ad arrivare al profilo definitivo. Poi tornite la parte centrale. Continuate ad asportare legno usando gli utensili più adatti, per ricavare il profilo desiderato e arrivare alla forma definitiva.
Controllate spesso con il compasso per spessori. Per lisciare i contorni utilizzate uno scalpello col tagliente girato verso il basso premendolo leggermente sul pezzo in rotazione.

Candelabro al tornio: modellatura
Eventuali ondulazioni lasciate sul legno vengono spianate utilizzando una larga sgorbia accostata
con notevole inclinazione. Con la carta smeriglio fine lisciate la superficie del candelabro.
Non premete troppo, altrimenti rischiate di modificare la sagoma.
Per lisciare le parti modanate o lievemente rientranti, piegate la carta smeriglio e lavorate lungo le curve e negli incavi. Per dare la spianata definitiva al pezzo e conferirgli una certa brillantezza, usate una paglietta fine d’acciaio, premuta leggermente. Per dotare il candelabro della sede per la candela utilizzate una fresa frontale di diametro adeguato. messa in azione dal trapano.
La parte rilevata, sul retro della base, deve essere asportata con lo scalpello.
La base viene in seguito regolarizzata con la carta vetro.

Applicate sul legno la pittura a mordente nella tonalità desiderata, oppure procedete a una verniciatura o al trattamento con cera.
Realizzazione di un piatto di legno con il tornio

Dopo aver sagomato il pezzo con la sega a nastro, applicatelo sul platorello fissandolo con corte viti da legno. Montate il platorello sul mandrino e stringete le griffe in modo che sia ben bloccato; fatelo ruotare a mano controllando la centratura.

Regolarizzate, per prima cosa, il bordo del pezzo in modo che risulti perfettamente cilindrico. Lasciate un piccolo margine di abbondanza rispetto alle misure finali.

Piatto in legno al tornio: sgrossatura e modellatura
Spostate il poggiautensili in posizione frontale quindi iniziate ad asportare il legno partendo dal
centro e andando verso l’esterno. Approfondite lo scavo centrale con passate successive. Mentre vi spostate verso l’esterno muovete l’utensile con maggiore rapidità.
Dopo aver effettuato lo scavo del piatto intagliatene il bordo in modo da determinare con esattezza lo spessore del piatto stesso.

Lavorate nella parte retrostante fino ad arrivare alla zona in cui vi sono le viti, che non dovete raggiungere. Successivamente la taglierete e la rifinirete secondo il vostro gusto.
Con la carta smeriglio procedete alla lisciatura di tutta la superficie.
Segue il trattamento di lucidatura e di finitura preferito.

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Pavimenti tessili, una tipologia di rivestimento dalle mille qualità

La tecnologia ha fatto passi da gigante il termine moquette oggi risulta riduttivo per le splendide qualità che i nuovi tessuti offrono per i pavimenti interni.

Pavimenti tessili

Il pavimento tessile, noto anche come moquette, è un prodotto particolarmente diffuso nei Paesi anglosassoni, ma ultimamente grazie all’evoluzione tecnologica nel settore, sta riscontrando interesse anche nel nostro Paese.

L’utilizzo di una pavimentazione tessile presenta dei vantaggi spesso sconosciuti: trattiene le polveri che si alzano negli ambienti, riducendone la presenza nell’aria fino all’80%, migliorandone quindi la qualità.

Le polveri possono essere facilmente asportate con un’aspirapolvere. È facile da pulire, infatti i prodotti recenti hanno un trattamento antimacchia.

 

Una moquette a pavimento svolge inoltre una funzione d’insonorizzazione, attutendo in questo modo eventuali fonti di rumore, fino al 90% quelli dovuti al calpestìo ed assolve all’azione di isolamento termico, trattenendo il calore e contribuendo al risparmio energetico negli ambienti.

La scelta di un pavimento tessile permette di arredare gli spazi domestici con versatilità ed eleganza.
Pavimenti tessili – moquette

La moquette è un pavimento tessile che grazie alle sue caratteristiche di isolamento termo-acustico si presta bene ad essere utilizzata nelle camere, negli alberghi e in zone di passaggio.

Scegliere la moquette per la propria casa significa accedere a numerosi vantaggi che durano nel tempo.
Una delle sue principali caratteristiche è la semplicità di posa, perfetta anche come soluzione economica per ricoprire pavimenti vecchi e degradati.

La moquette è modulabile a piacere e semplice da rimuovere in caso di necessità. I suoi componenti di qualità ne garantiscono un’ottima resistenza all’usura e durata nel tempo.

Pavimento tessile di BRAGA
Grazie alla moquette è possibile arredare facilmente e in modo creativo ogni ambiente avvalendosi di una grande varietà di modelli e colori, scegliendo quelli che più si addicono alla funzione degli spazi interessati, soddisfando la fantasia personale e lo stile di ognuno.

I materiali utilizzati nella realizzazione di pavimenti tessili sono solitamente ecologici e riciclabili, contribuiscono quindi a ridurre gli impatti ambientali.
I nuovi pavimenti tessili

Dopo un periodo di abbandono della moquette nel modo di vivere la casa, a causa della speculazione che ha portato al danneggiamento del prodotto, la tecnologia attuale punta ad una rivalutazione dei pavimenti tessili, impiegando nuovi materiali dalle notevoli qualità acquisite.

Pavimento tessile moquette by BRAGAIl mercato offre oggi nuovi tessuti pressochè avulsi allo sporco, che non cambiano colore se esposti alle radiazioni solari, antistatici, ignifughi, antimicotici e antiallergici.

Oltre a queste caratteristiche, l’unione di tessuti nuovi con quelli tradizionali come la lana, crea prodotti di grande morbidezza ed eleganza tipiche delle nuove tendenze, in grado di arredare con stile e unicità case, alberghi, cinema, teatri, uffici e negozi.

La moquette viene proposta nelle sue svariate finiture e lavorazioni, quali velluto, bouclé, frisèe, e continua a piacere per l’assoluto comfort che produce verso gli utenti.

L’azienda BRAGA offre oggi il nuovo tessuto innovativo FLOTEX morbido, antisporco, dal colore personalizzabile.
Pavimenti tessili – Collezioni

L’azienda lombarda VIRAG offre soluzioni trasversali nel mondo delle pavimentazioni, garantendo il massimo della tecnologia nei suoi prodotti, idonee ai più alti standard internazionali richiesti. La sua impronta si riconosce nelle collezioni proposte che evidenziano la funzionalità del prodotto e l’accurato studio dell’effetto decorativo dei materiali.

La Collezione Moquette Contract, offre una vasta gamma di tessuti con diverse tecniche di lavorazione: velour, stampato, saxony, bouclé strutturato con le relative schede e dati tecnici delle caratteristiche essenziali, quali il comportamento al fuoco, la resistenza allo scivolamento, il comportamento all’elettricità, la conduttività termica, la tenuta stagna, l’emissione di formaldeide.

Pavimento tessile by VIRAG
La prestazione dei prodotti è accompagnata da certificazione, secondo le norme armonizzate.

Oltre alla vasta gamma di colori, ciascun prodotto è analizzato con un processo di fabbricazione, indicando la composizione del filato, il supporto principale e intermedio (materiale sintetico, tessuto non tessuto PES), il peso e l’altezza del filato, la massa volumetrica, l’antistaticità permanente, l’isolamento termo-acustico, la solidità alla luce, la resistenza all’acqua e la protezione contro lo sporco in fibra.
Pavimenti tessili autoposanti

I tessili autoposanti dell’azienda Forbo Resilienti srl sono degli affermati prodotti in piastrella, con marchio Tessera e Westbond, rinomati per la loro eleganza e per le eccezionali prestazioni in luoghi particolarmente trafficati, in grado di soddisfare ogni esigenza di design.

Vasta è la scelta di disegni, colori, possibilità di posa e prezzi delle piastrelle tessili autoposanti, in tessuto-non tessuto, progettate per offrire vantaggi estetici e funzionali, creando anche il proprio colore coordinato alle proprie esigenze.

La linea Westbond è disponibile in tre diverse versioni molto performanti: Nylon (950 g/mq); Lana (1500 g/mq); Lana deluxe (2400 g/mq); spessore mm 8,1 lunghezza x larghezza cm 50×50, altezza felpa 5 mm.

Pavimento tessile di Forbo Resilienti srl
Il sofisticato metodo di produzione Fusion bonding per pavimentazioni tessili Westbond in piastrelle, prevede che ogni singola fibra venga unita al supporto per realizzare una felpa estremamente fitta. Un’alta percentuale della fibra è integrata nello strato d’usura.
La superficie risulta così vellutata e con un aspetto a tinta unita molto gradevole.

La cura e la manutenzione delle piastrelle tessili è essenziale per conservare a lungo il loro aspetto iniziale.

Lo sporco e l’usura, che danneggiano le piastrelle, devono essere contrastati da un’efficace programma di pulizia. Va evitato l’uso eccessivo di detergenti, risciacquati accuratamente per evitare di attirare lo sporco.
Pavimenti tessili modulari

Un pavimento modulare a piastrelle tessili autoposanti è particolarmente adatto agli ambienti con esigenze di modifiche future, poichè riduce i costi della riorganizzazione.
Gli ambienti di ufficio open space possono essere progettati pensando alla flessibilità e alla necessità di cambiamenti nella disposizione.

Il pavimento tessile a piastrelle, inoltre ha il vantaggio che i cavi elettrici o telefonici e gli altri sistemi di cablaggio posti sotto ai pannelli del pavimento, restano sempre facilmente accessibili.

Pavimento tessile interior di VIRAG
L’utilizzo di piastrelle tessili permette una posa più rapida, con minor sfrido e la possibilità di sostituire in seguito le piastrelle danneggiate o usurate, prolungando la durata del pavimento, con un minimo di lavori di ristrutturazione.

Le piastrelle tessili aventi una struttura bouclé, sono progettate per conservare a lungo l’aspetto originario nelle zone più difficili a traffico pedonale intenso come corridoi, reception e zone di passaggio. La collezione Tesseradi Forbo Resilienti srl, comprende diverse tipologie, ad esempio bouclé, cut and loop, bouclé strutturato, offrendo uno stile contemporaneo abbinato a robustezza e durata.
Pavimenti tessili ecologici

I pavimenti tessili autoposanti Tessera e Westbond sono prodotti di elevata qualità ed ecologici.
Oltre ad avere una percentuale di contenuto di materiale riciclato del 50% (in peso) la ditta Forbo Resilienti srl è in grado di riutilizzare scarti di produzione e sfridi, chiudendo così il cerchio.
Per il taglio delle piastrelle viene applicata una tecnica ultrasonica innovativa, riducendo così dell’80% lo sfrido rispetto alla tecnica tradizionale di taglio.

L’estrusore crea inoltre un ciclo a circuito chiuso, che immette nuovamente i pochi scarti nel ciclo di produzione, riducendo il consumo delle risorse naturali vergini.

Numerose gamme di tessera sono fatte per il 100% di fibre rigenerate ECONYL.

La gamma Westbond Natural è prodotta con pura lana inglese ottenuta da sette diverse razze ovine e il suo supporto contiene sino al 74% di materiale riciclato.

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Come rinnovare pavimentazione e piastrelle di casa ricorrendo a vernici e smalti

Prodotti e soluzioni facili, veloci, economiche e con applicazione fai da te per cambiare look a superfici ceramiche come piastrelle, pavimenti, sanitari e altro.

Soluzioni economiche per cambiare aspetto a pavimenti, piastrelle e altre superfici

Cambiare look alle piastrelle di casa senza spendere una fortuna, fare lavori poco invasivi e soprattutto poco costosi è possibile.

Esistono infatti diversi sistemi, prodotti e metodi che ci permettono di poter pensare a rinnovare i rivestimenti di casa, dai pavimenti alle pareti coperte da piastrelle, che generalmente troviamo in cucina e in bagno.

 

Capita spesso che le piastrelle si rovinino nel tempo: possono scheggiarsi, creparsi, virare il colore e perdere lucidità. Ma anche in altri casi, anche quando non è necessario per ragioni di usura, possiamo intervenire quando vogliamo semplicemente per rendere più attuale e contemporanea la casa.

Pensiamo a quando compriamo casa e magari rimandiamo per ragioni economiche ulteriori spese e lavori importanti come smantellare totalmente il bagno o le piastrelle alle pareti della cucina.

Se vogliamo prendere tempo e modernizzare le ceramiche senza demolirle e farne posare di nuove, ora possiamo ricorrere a svariate soluzioni che hanno due vantaggi su tutte: la praticità e il costo contenuto.

Inoltre, è anche pensabile fare il lavoro con il fai da te, senza dover delegare il compito ad un artigiano esperto che ovviamente andrebbe pagato per il suo tempo e la professionalità maturata.
Smalti per piastrelle

Lo smalto serve a rendere lucida la superficie e brillanti i colori, visto che con il tempo sappiamo che l’usura porta a rendere le piastrelle più opache.
Può essere un ottimo prodotto per rinnovare facilmente e con un semplice intervento fai da te l’aspetto magari un po’ datato delle ceramiche, scegliendo di applicare un tono trasparente, per ridonare brillantezza e far sembrare le piastrelle subito più nuove, oppure colori che possono essere simili a quello attuale o ancora diversi, per un cambio look più deciso.

Un prodotto adatto a questo scopo è lo smalto per piastrelle Arcoline, in vendita da Leroy Merlin. Facile l’applicazione, sia con pennello che con rullo, su tutte le piastrelle che si vogliono trattare.

Smalto per piastrelle
Garantisce la massima copertura e l’impermeabilità, inoltre non cola, non va diluito, non serve un fondo ma si passa direttamente sulle piastrelle e si asciuga in fretta, un ora al tatto e 24 ore tra un’applicazione e quella successiva.

È consigliabile ricoprire le piastrelle con due mani di prodotto. Lo smalto Arcoline è lavabile infatti è possibile eliminare qualsiasi macchia, passando una spugna con detergente o anche solo con acqua. Si trova sia bianco, con finish lucido oppure opaco, e anche colorato.

Un altro smalto, adatto a ricoprire piastrelle sia in gres, che in marmo o in ceramica, ma anche i sanitari, la vasca, l’interno della doccia è lo smalto Ceramica e Sanitari in vendita sul portale Jumbopaint.it

Smalto Ceramica e sanitari di Jumbo PaintQuesto prodotto aderisce perfettamente alla superficie da trattare, facendo tornare la brillantezza dei materiali appena acquistati.

L’applicazione, che anche in questo caso può essere fai da te, va fatta su piani precedentemente puliti, sgrassati e privati da residui di sporco, specialmente calcare, che sappiamo formarsi con facilità specialmente nel locali che ospitano l’acqua, come la cucina e il bagno.
Per donare luce ai pavimenti in ceramica è sufficiente stendere in maniera uniforme lo smalto lungo tutta la superficie, preferibilmente con un rullo per rendere il lavoro più facile e veloce.

Se invece si vogliono smaltare le ceramiche a parete, meglio usare un pennello e alternare le passate, dall’alto al basso.

Per una riuscita ottimale, si consiglia di passare due volte il prodotto e farlo asciugare secondo le indicazioni riportate sulla confezione.

Infine segnaliamo anche lo Smalto Rinnovatore per ceramiche, anche in questo caso si passa direttamente dove serve, senza fondo, il prodotto è studiato per migliorare l’aspetto di piastrelle e ceramiche ed è proposto dall’aziendaV33.

Smalto Rinnovatore per ceramiche bagno e cucina di V33
Facile da applicare, ha il vantaggio di garantire una protezione adeguata dall’acqua, ma anche da agenti che potrebbero essere aggressivi e con il tempo compromettere la resa delle piastrelle, come calcare, detergenti più aggressivi, ma anche saponi per l’igiene personale. Una volta applicato questo smalto resiste sia al caldo che al freddo, è lavabile, non si stacca e previene lo sviluppo di muffa.

Anche per questo prodotto è indicato intervenire con due mani, a distanza di 24 ore dalla posa della prima.

Si può passare su tutte le superfici ceramiche, anche sul vetrocemento, a muro o in terra. L’unica avvertenza è sgrassare bene la zona da trattare con un detergente alcalino per poi procedere con il rullo e i pennelli per ritoccare. Allo smalto va aggiunto un additivo e i due componenti si miscelano prima del trattamento. Procedere con passate dall’alto in basso, così da far aderire alla perfezione lo smalto alla superficie.
Smalto per pavimenti

Parliamo degli smalti specifici pensati per essere utilizzati sui pavimenti, sia interni che esterni.

È sempre di V33 lo Smalto per Pavimento Interno/Esterno. L’obiettivo, in questo caso, è quello di andare a trattare il pavimento perché risulti protetto, impermeabile e resistente ai raggi solari e agli sbalzi climatici e di temperatura.

Questo prodotto può essere applicato su pavimenti stratificati, direttamente sul cemento sul calcestruzzo, magari nei locali di servizio come garage, ripostiglio, cantina, scale.

È adatto a chi vuole sistemare zone di casa, proteggendole da graffi, calpestio, umidità e possibili formazioni di muffa. Il locale così trattato e verniciato sarà più pulito e ordinato.

Verniciare le piastrelle per il pavimento
Basta seguire la posologia indicata sulla confezione a seconda del tipo di superficie da trattare, diversa se si interviene su un pavimento già precedentemente verniciato piuttosto che su un cemento posto di recente o ancora su legno.

Prima dell’applicazione bisogna assicurarsi che il piano sia pulito per far si che la vernice aderisca alla perfezione, garantendo un risultato ottimale.

 
Generalmente bastano due strati, si procede con una terza passata su pavimenti particolarmente porosi o danneggiati.

Quando il prodotto è asciugato del tutto, nella normale amministrazione il pavimento può essere pulito con normali detergenti o anche con l’idropulitrice.

Molti altri prodotti per verniciare, impermeabilizzare e cambiare colore ai rivestimenti ceramici e non solo si possono trovare anche in vendita su Amazon.
Prodotti per colorare le piastrelle

Spesso, con il cambiare delle mode e gli anni che passano, capita che ci si guardi intorno, nella propria casa, e ciò che tempo prima si era scelto come rivestimento per pavimenti o piastrelle a muro non ci piaccia più, ci abbia stufato.

Vernice per pistrelle e non solo SottoSopra
Visto che rifare i rivestimenti sia una spesa elevata nonché un intervento molto invasivo, che prevede la demolizione dell’esistente per poi andare a ricostruire e posare nuove ceramiche o altri materiali, possiamo prendere in considerazione l’eventualità di cambiare look ricorrendo al colore.

Per esempio, in passato i colori delle piastrelle del bagno che venivano scelti con più frequenza potevano essere molto scuri, come i toni del marrone, o al contrario pastello, come il rosa o l’azzurro.

Oggi le nuances sono diverse, si prediligono altre scale cromatiche e se vogliamo cambiare aspetto al bagno o alla cucina, ma anche ai sanitari, possiamo ricorrere ad appositi prodotti come le colorazioni SottoSopra.
Due i passaggi da seguire: prima si sceglie e si applica il colore alle piastrelle, tra una gamma che spazia dal finish perlato a quello metallizzato, lucido o anche opaco a seconda del risultato che si vuole ottenere, mentre a seguire si ricopre la superficie trattata con un prodotto trasparente, una resina, che serve a fissare e proteggere le piastrelle colorate. Anche in questo caso c’è ampio spazio per la personalizzazione, visto che si può optare per una versione del vetrificante satinata o altro ancora. I colori si possono scegliere da catalogo, consultabile anche sul sito Sottosopra.

Vernice per piastrelle Una mano di RonsealPraticamente si procede con due strati, uno che colora e fa da ancorante, l’altro che rifinisce e fissa la passata precedente.

Caratteristica di questo prodotto è la resistenza del colore e la capacità di SottoSopra di adattarsi a diverse superfici, oltre che a quelle ceramiche è infatti possibile l’applicazione anche su altri materiali come il vetro, l’alluminio e persino sull’acciaio e su cemento.

Il film che si posa è traspirante ed impermeabile e non risente delle temperature troppo alte o troppo fredde dell’acqua.

Oltre all’estrema versatilità, ricordiamo che resiste anche in ambiente esposti all’umidità in risalita.

Ricorrendo a questo prodotto e alla vasta scelta di colori, possiamo permetterci di cambiare faccia a rivestimenti, ma anche mobili, ante, librerie.

Il risultato sarà facile da ottenere, veloce e duraturo e l’aspetto davvero totalmente inedito, al punto che non c’è da stupirsi se qualcuno penserà a nuovi rivestimenti e arredi piuttosto che a una praticissima ristrutturazione con il ciclo dei due prodotti SottoSopra.

Basta a nuovi acquisti, a muratori in casa e spese importanti: anche senza rompere si può vivere in una casa come nuova.
Chi volesse invece rendere bianco il proprio pavimento, dando così luce e senso di ariosità e ampiezza alla casa, può scegliere di applicare la Vernice per piastrelle Una Mano di Ronseal.

Basta dunque una sola passata, senza fondo, a donare rivestimento e protezione alle vecchie piastrelle che ritroveranno così smalto e resistenza.
Per l’applicazione basta un pennello.
Il risultato del trattamento dona luce e resistente all’acqua.

Si interviene sulle piastrelle con due mani solo quando la vecchia piastrella è di un colore troppo intenso per diventare bianca con una sola passata.

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Suggerimenti e articoli utili per la raccolta e la suddivisione dei rifiuti

Tante idee per differenziare e raccogliere i rifiuti dalla carta alla plastica, passando per organico, vetro e quelli speciali, all’insegna di un riciclo green.

L’importanza della raccolta differenziata dei rifiuti

Ogni giorni, nelle nostre case, ci meravigliamo della quantità di rifiuti che produciamo, anche se abitiamo soli, in coppia e non in famiglie numerose. Questo fenomeno è ovviamente anche conseguenza degli imballi dei prodotti che acquistiamo, diventati sempre più ingombranti.

Ogni singolo articolo che si compra al supermercato o altrove, è corredato in genere da un packaging imponente, fatto di carta, cartone, plastica e molto altro ancora.

Pensiamo per esempio ai prodotti per la pulizia: nel nostro Paese sono ancora molto poche le persone abituate ad acquistare saponi, detersivi per piatti o per il bucato, ammorbidenti e altro ancora in versione sfusa o alla spina.

 

Benché anche alcuni centri della grande distribuzione offrano ormai prodotti erogabili da rubinetto, da versare direttamente in un contenitore riutilizzabile, l’abitudine ci porta a preferire prodotti già confezionati, spesso più cari e fonte di un pensiero ulteriore. Infatti, quando finiscono, bisogna pensare anche allo smaltimento corretto del vuoto.

Questo era sono un esempio di come continuiamo a riempire le case di spazzatura e imballi. Lasciando a ciascuno libera scelta di acquistare ciò che meglio ritiene, ci focalizziamo sulle modalità per un corretto smaltimento dei rifiuti, già a partire dalle nostre cose, scegliendo di differenziare con precisione, circondandoci anche dei giusti contenitoria datti all’uso.

La raccolta differenziata è un processo che coinvolge tutti, grandi e bambini, sia che si viva in condominio piuttosto che in una casa indipendente.

Come sappiamo ogni comune applica le sue norme, scegliendo il tipo di raccolta dei rifiuti che predilige, dal sistema porta a porta ai centri di raccolta. Variano anche le tipologie di rifiuti che vengono abbinati nello stesso bidone tra loro e per questo ciascuno dovrà seguire le indicazioni fornite dal proprio comune di appartenenza.

Ecco però qualche consiglio per adoperarsi al meglio senza fare errori, dimostrando così senso civico, attenzione per l’ambiente e allo stesso vivendo in una casa più ordinata, ricorrendo a contenitori specifici per la raccolta dei rifiuti domestici.
Suggerimenti per la raccolta differenziata: compattare, schiacciare e risciacquare i contenitori

La prima regola è compattare gli imballi voluminosi: se li gettiamo senza averli prima piegati, in un attimo avremo riempito il bidone dedicato a quel materiale e ciò significa dover andare ogni giorno o quasi a svuotarlo, questo vale per gli imballi di carta e cartone.

Spesso troviamo sia materiali plastici che carta nella stessa confezione, la prima cosa da fare è iniziare a separare fin da casa nostra i materiali destinati alla raccolta differenziata, scomponendo gli imballi per destinare ad ogni bidone solo il materiale proprio.

Differenziare i rifiutiScatole di cartone, imballi di birra, succhi, ma anche giornali quotidiani e riviste saranno più ordinate in questo modo.

Lo stesso vale anche per i contenitori di plastica, dalle bottiglie dell’acqua ai flaconi di cosmetici, detergenti per la casa etc…, è preferibile, dove non esistono raccomandazioni specifiche differenti, schiacciare le bottiglie e richiuderle tutte con tanto di tappo, anche questo in plastica.

I contenitori di cibo e bevande, come le bottiglie di vetro, i vasetti o le latte, vanno preventivamente risciacquati sotto l’acqua del rubinetto prima di riporli nel bidone dedicato.

Così avremo due vantaggi: consegneremo un rifiuto già pronto al processo di riciclo e non dovremo sopportare i cattivi odori emanati da contenitori non totalmente vuotati.

Le lattine delle bibite vanno smaltite nell’apposito contenitore posto in strada, ma molto più spesso, in mancanza di questi appositi per la raccolta dell’alluminio, bisogna seguire le indicazioni riportate sui bidoni.

Controllare sempre le aree e i bidoni per i rifiuti specialmente prima di smaltirli in città nuove, luoghi di villeggiatura che non conosciamo e altro ancora. Ricordiamo sempre che le regole cambiano addirittura da comune a comune e le regole, in alcune aree ecologiche, vanno rispettate alla lettera per evitare rimproveri e anche multe in caso di errori ripetuti nello smistamento dei rifiuti.
Come ridurre i rifiuti in casa: consigli contro lo spreco

Certamente è difficile pensare di poter cambiare abitudini alimentari o di spesa, ma non è impossibile iniziare a valutare piccoli stratagemmi o sistemi alternativi allo scopo di liberarci di gran parte dei rifiuti che accumuliamo in casa.

Proviamo a pensare quindi a come poter alleggerire i bidoni che usiamo per la raccolta di carta, plastica, vetro, ma anche organico.

Suddividere i rifiuti da riciclare
Oltre a preferire, dove possibile, l’acquisto di detersivi e saponi alla spina, utilizzando sempre lo stesso contenitore una volta che il contenuto è finito, iniziamo a guardarci intorno.

Le nostre case sono piene di shopper e sacchetti di carta e plastica, che ci danno nei negozi all’acquisto, borse della spesa e altro ancora.

Impariamo a portare in borsa una shopper riutilizzabile, in tessuto o in plastica rigida, per avere sempre a disposizione una sacca in cui riporre gli acquisti fatti durante una semplice uscita per commissioni.

In questo modo pane, latte, giornale, farmaci e altro potranno essere inseriti tutti all’interno di quella busta evitando di dover ricorrere alle borse omaggio forniteci dai negozi che in alcuni casi sono anche a pagamento. Il risparmio sarà sia economico che pratico e questo nostro impatto green verrà ripagato anche nel vedere calare i rifiuti nel bidone.
Anche quando si acquistano prodotti dai banchi di frutta e verdura dei supermercati, quando possibile ossia comprando pezzi unici come anguria, melone, un casco di banane, è preferibile attaccare l’etichetta con peso e prezzo direttamente sul frutto, senza chiuderlo all’interno di un ulteriore sacchetto in plastica.

Assicuriamoci poi di avere nel bagagliaio dell’auto sempre borse per la spesa resistenti e riutilizzabili, ricordandoci di metterle nel carrello ed evitando così di doverne acquistare in plastica in casa.

Molte città, ma anche paesi più piccoli, stanno iniziando ad adottare distributori di acqua e latte alla spina, spesso di buona qualità, per le sorgenti, che genuine e magari a km 0, come il latte di una cascina di zona. In questi casi, basta recarsi agli erogatori e ricaricare le proprie bottiglie. Il vantaggio in questo caso è anche economico: si tagliano così i costi di imballo.

Riciclo green dei rifiuti
Riduciamo il più possibile anche l’utilizzo di tovaglioli di carta, preferendo quelli di tessuto e lavabili, ma anche piatti, bicchieri e posate in plastica, favorendo, quando si è in casa o magari si fa un pic-nic, piatti in ceramica o ancora meglio stoviglie in melamina, materiale plastico pratico e capace di scongiurare la rottura, che resiste al caldo e al freddo, è resistente e riutilizzabile.

Si possono anche ottimizzare i rifiuti dei nostri pasti rendendoli una risorsa.

Se abbiamo un orto per esempio, potremmo pensare di raccogliere gusci, di uova, noci per esempio, bucce di frutta, filtri di the e caffè, creando così un compost naturale e ideale come fertilizzante per le piante in giardino.

Rifiuti verdi, compostaggio
Lo stesso vale per i rifiuti verdi, come le foglie cadute, i rami potati: anche questi possono rientrare nel compostaggio, evitando così di doverli smaltire nei bidoni che raccolgono il verde.
Rifiuti speciali: informarsi sempre su dove portare ciò che non usiamo più

Ma le tipologie dei rifiuti non si esauriscono qui: spesso ci poniamo il problema di dove smaltire rifiuti come farmaci scaduti, olii esausti (usati nelle cucine, olii delle auto, solubili, chiari e scuri), pile e prodotti elettronici, ma anche rifiuti ingombranti.

Per questi ultimi esistono discariche dove portarli, ma anche servizi che vengono a recuperarli direttamente a casa. Informatevi presso il vostro comune. I vecchi farmaci si possono gettare invece nei contenitori preposti in genere presenti davanti alla farmacie o nelle Asl. Non abbandoniamoli quindi per strada, vicino ai bidoni.

Gli olii esausti, se raccolti a dovere, vengono rigenerati e se ne recupera un’ottima percentuale, senza danno per l’ambiente. Per maggiori informazioni potete consultare il sito del Consorzio Conoe e contattare le ditte citate per lo smaltimento dei rifiuti.

Ricordiamoci sempre che ciò che non è più utile a noi può servire ad altri.

Riciclare fai da te: raccogliere gli abiti usati
Pensiamo agli abiti che magari non ci vanno più bene o quelli dei bambini che crescono così rapidamente. Se non avete nessuno a cui passarli o non conoscete associazioni che li raccolgono, potete portarli, a patto che siano in buono stato e lavati, nei bidoni appositi per la raccolta di abiti e scarpe.

Metteteli in borse o sacchi chiusi e prestate attenzione a quando li mettete nel bidone, assicurandoci che siano dentro e non restino anche parzialmente all’aperto, con il rischio che la pioggia li bagni e renda inutilizzabili, nel caso in cui non venissero ritirati a breve.

Magari non ci avete pensato, ma è possibile anche raccogliere occhiali da vista usati: esistono appositi contenitori, informatevi per sapere chi li raccoglie, spesso anche associazioni benefiche.
Contenitori per la raccolta differenziata domestica

Contenitori riutilizzabili per raccolta differenziataFare la raccolta differenziata è molto utile, ma per facilitarci il lavoro bisogna attrezzare la casa con i giusti contenitori, per interno o anche esterno.

Online, anche su Amazon, è facile trovare diverse tipologie di set per raccogliere i generi più comuni: carta, plastica e vetro.

Si può scegliere il tris portasacco, ciascuno ha una solida base per reggersi a terra e un coperchio dal colore diverso, per rendere il bidone riconoscibile.

Basta fissare un normale sacco nero per avere in uno spazio ridotto spazio per i rifiuti più comuni. In alternativa si può optare per il tris di borse con manici che si utilizzano per accumulare rifiuti differenziati e poi si svuotano direttamente nel bidone o nella campana del vetro per poi riportarli in casa e usarli ripetutamente, sono molto resistenti.

O ancora il tris in un unico blocco, i contenitori impilabili più piccoli, più indicati per chi vive solo, o le pattumiere estraibili con binario o ancora i modelli da esterno, addirittura fino a 100 litri di capienza. Che vogliate differenziare i rifiuti tenendoli sotto al lavello, nello sgabuzzino, in garage o in giardino, esiste una soluzione che fa per voi.

Non mancano anche prodotti che allo spirito green della raccolta differenziata abbinano linee di design, come gli stilosissimi contenitori di Soldi Design, tra i quali spicca l’ormai iconico Ovetto, insieme ai modelli Bruchetto, estraibile ed elastico, e Differbin.

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Creare una parete decorativa per il salotto

Parete decorativa su misura per il salotto: un disegno geometrico con mattoncini di gres a posa diagonale, oppure un bassorilievo artistico ad effetto plastico.

Una parete decorativa effetto glamour nel salotto di casa

Wall decor living: è la soluzione progettuale basata sulla personalizzazione della parete del salotto attraverso effetti decorativi, ottenibili mediante la posa in opera di rivestimenti materici o sintetici, oppure con l’ideazione di pannellature artistiche dal gusto estremamente glamour e caratterizzante adatto agli spazi interni di casa..

La galleria fotografica a scorrimento laterale mette in mostra una serie di ambientazioni tratte da aziende specializzate nella realizzazione su misura, di rivestimenti parietali per ambienti sia residenziali che commerciali.

 

La prima foto ritrae un angolo del salotto dedicato alla lettura e al relax, personalizzato dalla Parmigiana rivestimenti pavimenti, ditta con sede a Parma, la parete è costituita da scaglie in pietra naturale a taglio rettangolare, caratterizzate da differenti dimensioni e tonalità cromatiche in grado di riflettere la luce, così da creare uno scenografico setto multicolor, demarcato superiormente da una controparete in gesso retroilluminante, mentre in basso è possibile notare una zoccolatura lignea che funge da informale libreria.

La seconda immagine inquadra un ambiente living residenziale, reso unico e ricercato dai rivestimenti della Ceramic Atelier: la pannellatura in legno color crema, messa in risalto da quattro faretti a luce radente, risulta insolita ed elegante poiché la sua texture richiama l’effetto di una serie di tappi di sughero accostati tra loro, costituendo così un’originale parete attrattiva in pendant cromatico con il salotto di casa.
In successione, possiamo visualizzare una parete in mattoncini di gres ad effetto materico e multicromatico, tratta da Ceramica Rondine; segue un multiforme setto realizzato da Ecopietra, posto come sfondo a contrasto di una parete attrezzata in stile minimal.

Una location ultramoderna potrà essere impreziosita dai pannelli a rilievi tridimensionali di Wall Art, capaci di donare un movimento plastico alla volumetria squadrata della controsoffittatura del soppalco.

L’ultima ambientazione si presenta molto spettacolare grazie alla parete con finitura decorativa ad effetto ossidato Roxidan di San Marco, azienda di Venezia leader nella produzione di pitture e vernici per l’edilizia professionale.

Grazie a questa parete si ottiene un senso di profondità ottica e una amplificazione del volume spaziale, messo in risalto dalle luci retro divano, con il risultato di una calda atmosfera che avvolge il candore geometrico del salotto.
Salotto con parete decorativa divisoria: vista in pianta

Lo schema grafico sottostante rappresenta la visione in pianta di un ambiente salotto, dove una parete decorativa in posizione retrostante al divano, si rende protagonista dell’arredo d’interni.

L’illuminazione naturale dell’ambientazione è resa possibile da due ampie finestrature, le quali però riducono la metratura disponibile sulle pareti, difatti, i due muri ad angolo della zona pranzo, non risulterebbero abbastanza estesi da poter allestire un arredo decorativo d’impatto estetico.

Pianta di salotto con parete decorativa divisoria vista in sezione
Il lungo muro perimetrale confinante con il balcone, è stato destinato ai sistemi componibili attrezzati per libreria e schermo TV.

L’altra lunga parete sulla destra invece, è stata prescelta per essere configurata come elemento decorativo d’attrazione per il salotto di rappresentanza; al contempo, questo setto ornamentale funziona da divisorio tra gli spazi, contrassegnando i passaggi da e verso la cucina e l’ingresso dell’abitazione.
Parete décor in gres multicolor a posa diagonale per il living

Il disegno seguente rappresenta un’idea atta a personalizzare la parete del salotto; il punto di vista è dall’ingresso di casa, prima di accedere all’area conversazione del living, che risulta quindi fuori del campo d’immagine

Ho pensato a un insieme decorativo composto da sottili mattoncini in gres di vari formati, in modo tale da creare una piacevole alternanza di colori e geometrie.

La disposizione dei listoni ceramici in senso diagonale, sortisce l’effetto ottico di un dinamismo d’arredo e un senso di dilatazione spaziale.

Parete decorativa in gres multicolor a posa diagonale, per il living
Due strisce di luci a led, disposte specularmente tra loro al pavimento e al controsoffitto, creano un magico corridoio virtuale nell’area retrostante all’angolo salotto; si rendono così intercomunicanti le varie zone abitative in modo fluido e senza vincoli spaziali.
Parete decorativa con bassorilievo artistico nel soggiorno

Per valorizzare una parete del living, si può ricorrere a vari sistemi, è possibile adottare un rivestimento in tessuto a effetto policromatico, un poster di gusto ultramoderno, una composizione di stampe antiche o un grande quadro d’autore.

Un’alternativa ancor più accattivante, può essere quella di creare una permanente superficie decorativa che prende forma in un attraente bassorilievo artistico realizzabile in gesso, proprio come fosse un vestito cucito su misura a parete.

Parete decorativa con bassorilievo artistico nel living
Si potrà conformare così un paesaggio naturale, una rappresentazione floreale, un insieme geometrico astratto oppure un ritratto di un personaggio storico o ancora, di una persona cara di famiglia.
L’effetto plastico dei tratti marcati dai diversi spessori sulla parete in gesso colorato, viene messo in risalto dalla duplice illuminazione data dalle strisce a led collocate a terra e a soffitto
Progettare online gli ambienti interni ed esterni di casa

Una parete decorativa può fare da sfondo scenico all’atmosfera del living, oltre che da setto separatore tra le varie zone, attirando gli sguardi di chi accede all’interno dell’area giorno.

Servizio online di progettazione a mano liberaQuesta struttura potrà essere realizzata con interventi poco invasivi e dai costi contenuti, tanto per i materiali quanto per la messa in opera. In alternativa, si potrà investire in un’opera artistica che conferisca un valore aggiunto al layout della residenza.

Il nostro servizio online di progettazione a mano libera offre una consulenza specialistica, attraverso razionali soluzioni distributive degli spazi interni ed esterni di casa, per la risoluzione delle più svariate problematiche di qualsiasi contesto abitativo.

Planimetrie progettuali e disegni realistici in 3D vengono studiati nei minimi particolari, per dar vita a nuove e più performanti suddivisioni degli ambienti, assicurando sempre un ragionato equilibrio tra estetica e funzionalità.

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Inferriate per finestre

Proteggere la casa con sistemi di sicurezza passiva, scegliendo modelli di inferriate per finestre personalizzate, con elevate performance, a costi accessibili.

Il problema dei furti in casa sta aumentando in maniera esponenziale e il fenomeno non ha solo una portata stagionale: le incursioni rapide avvengono a tutte le ore del giorno, anche con la presenza di qualcuno all’interno dell’abitazione e con tragiche conseguenze.

 

Tra le diverse misure di sicurezza passiva che si possono mettere in atto, le inferriate per finestre sono un complemento di protezione molto importante.
Se installate a regola d’arte, grate di sicurezza e porte blindate costituiscono il primo ostacolo fisico contro i malintenzionati.
La posa in opera delle inferriate di sicurezza

Per garantire la massima sicurezza è molto importante che le grate per finestre siano installate esclusivamente da montatori esperti che possano verificare il buon esito della posa e adattarla alle differenti esigenze del caso.

Sono infatti molteplici le problematiche in cui ci si può imbattere nel corso dell’installazione di grate di sicurezza: la presenza di spazi ristretti, l’installazione di zanzariere oppure di oscuranti, cappotti esterni, dei fori luce fuori misura, forme irregolari nella muratura o l’applicazione di inferriate in taverne o box auto.

È importante che le inferriate antintrusione siano rispettose dei regolamenti condominiali vigenti, che abbiano una forma accattivante sotto il profilo del design e che garantiscano il maggior passaggio di luce all’interno degli ambienti.
Modelli di inferriate per finestre

Affinché le inferriate siano garanti della nostra incolumità devono essere realizzate secondo i più alti standard di sicurezza antieffrazione, ovvero in classe tre e quattro.
Devono dunque essere prodotte con materiali di assoluta qualità in termini di robustezza e adattabilità alle differenti situazioni abitative.

Punto Sicurezza Casa progetta inferriate su misura partendo proprio dalle esigenze dell’utente e dalla situazione rilevata all’interno dell’abitazione. Per questo, le loro inferriate per finestre, che siano ad anta fissa o con tecnologia doppio snodo per facilitare l’apertura verso l’interno o l’esterno, sono la soluzione ideale soprattutto nei vani dove sono presenti persiane o altri oscuranti.

Tra le varie tipologie di grate di sicurezza proposte dall’azienda, l’inferriata PS18 rappresenta il modello di punta, ottenendo una certificazione in classe quattro antintrusione.
L’inferriata presenta un doppio tubolare rinforzato, trafilati verticali in acciaio pieno da 18 mm e traversi orizzontali da 10 mm; la sua tenuta a svariati tentativi di scasso è garantita!

Viene fornita con serratura doppia mappa di nuova generazione antintrusione e maniglia removibile. Può essere ulteriormente dotata, su richiesta del cliente, di moduli snodabili apribili sia verso l’interno sia verso l’esterno, soluzione eccellente in caso di installazione con persiane e oscuranti.

Modello di inferriate per finestre di Punto Sicurezza Casa
Altro modello molto richiesto è l’inferriata di sicurezza PS16, caratterizzata da sbarre verticali in acciaio pieno del diametro di 16 mm, tubolari rinforzati in acciaio spessore 30/10, traversi da 8 mm, montante da 30x50x3 mm, puntali di chiusura in acciaio da 16 mm con corsa da 30 mm, serratura doppia mappa con sistema antintrusione, sensi di apertura sia verso l’interno che verso l’esterno, chiavi unificate e su richiesta del cliente anche moduli snodati.
PS16 di Punto Sicurezza Casa è certificata in classe 3 antintrusione.

E ancora, l’azienda propone la grata antintrusione PS14 certificata in classe 3 antintrusione, con trafilati in acciaio pieno del diametro di 14mm e puntali antitaglio.

Questo modello è realizzato in quattro differenti versioni:

– PS14F, con i traversi verticali, disponibile a un prezzo davvero competitivo;

– PS14T, la grata con telaio rinforzato, moduli snodabili apribili verso l’interno e l’esterno e la possibilità di essere personalizzata con tanti accessori;

– PS14CE, la grata tradizionale con apertura esterna a 180° e rostri di sicurezza laterali.

– PS14B, l’inferriata fissa con linee bombate che contribuiscono a impreziosire l’estetica della facciata.
Riqualificazione del foro finestra

Oltre all’adozione di inferriate antieffrazione, è importante anche pensare alla riqualificazione del foro finestra con la sostituzione dei vecchi serramenti.
La maggior parte degli utenti danno una grande attenzione all’estetica dell’infisso, alla realizzazione di un’installazione rapida che non richieda opere murarie, dunque un lavoro con una minima invasività.
Anche l’efficienza energetica delle finestre è un dato certamente rilevante, ma non se preso singolarmente. Un aspetto molto importante e spesso sottovalutato da chi ha intenzione di sostituire i propri serramenti è la posa in opera.

Inferriate per finestre, riqualificazione del foro finestra
La riqualificazione di un vecchio vano finestra implica la progettazione su misura di una posa in opera che garantisca nel corso degli anni una buona elasticità dei materiali in qualsiasi condizione di esposizione e sollecitazione, impermeabilità all’aria, all’acqua e isolamento acustico.

Ciò vuol dire assenza di crepe e infiltrazioni nei muri, una ridotta dispersione termica e zero rumori. I risultati di una riqualificazione del vano finestra sono:
– miglioramento della sicurezza
– maggior comfort abitativo
– risparmio energetico.

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Dal 1 Gennaio 2017, conciliazione obbligatoria per le controversie riguardanti luce e gas

La delibera 209/2016 AEEG prevede dal 1 gennaio 2017 la conciliazione obbligatoria per le controversie in materia di energia elettrica e gas. Di cosa si tratta?

Delibera AEEG n. 209/2016

Controversie gas: il tentativo di conciliazioneL’AEEG, l’Autorità per l’energia Elettrica ed il Gas ha emanato nel maggio di quest’anno la delibera n. 209 del 2016 intitolata «Adozione del testo integrato in materia di procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie tra clienti o utenti finali e operatori o gestori nei settori regolati dall’autorità per l’energia elettrica e il gas e il sistema idrico – Testo Integrato Conciliazione (Tico)».

Fa così ingresso concreto nel nostro ordinamento, il tentativo di conciliazione anche per le controversie in tale materia.

Le norme avranno effetto dall’1 gennaio 2017.

Vediamo allora cosa prevede in sintesi il provvedimento, senza pretesa di esaustitivà e rimandando come sempre alla lettura integrale del testo normativo per la soluzione dei casi concreti.

Prima di entrare nel cuore della normativa chiariamo il significato di alcune parole utilizzate dalla delibera.

«Cliente o Utente finale è la persona fisica o giuridica che intende stipulare o ha stipulato un contratto di fornitura per uso proprio di servizi dei settori regolati dall’Autorità e il prosumer;…

Prosumer, il soggetto che è al contempo produttore e Cliente finale di energia elettrica;…

Operatoreo Gestore, il soggetto che esercisce i servizi nei settori regolati dall’Autorità;…

Distributore, il soggetto che svolge l’attività di distribuzione di energia elettrica o di gas naturale;…

GSE, il Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A;…

Servizio Conciliazione…, l’organismo istituito dall’Autorità…» (v. Del. 209/2016, art. 2, co, lett. d, p, n, m e k).
Ambito di applicazione

Innanzitutto chiariamo che non tutte le controversie che riguardano l’energia elettrica edil gas sono soggette al tentativo di conciliazione: l’art. 2 della delibera chiarisce infatti che oggetto della previsione normativa sono quelle che hanno come parti, da un lato «Clienti finali di energia elettrica alimentati in bassa e/o media tensione, Clienti finali di gas alimentati in bassa pressione, Prosumer o Utenti finali» e dall’altro «OperatorioGestori».

Il provvedimento trova applicazione anche «per le controversie tra Prosumer e GSE in materia di ritiro dedicato dell’energia e scambio sul posto. A tal fine, se non diversamente stabilito, le previsioni che riguardano gli Operatori o Gestori si applicano anche al GSE».

Il tentativo di conciliazione è già previsto nella L. n. 481/1995 (all’art. 2, co.24) con l’istituzione delle Autorità per i servizi di pubblica utilità, tra cui vi è l’AEEG.

La stessa norma prevede anche il detto tentativo quale condizione di procedibilità dell’azione legale e che il relativo verbale di accordo costituisce titolo esecutivo.

Il tentativo è poi richiamato dal Codice del Consumo (v. D.Lgs. 206/2005, art. 141).

Sono invece escluse dall’ambito di applicazione del provvedimento le controversie: «a) attinenti esclusivamente a profili tributari o fiscali; b) per le quali sia intervenuta la prescrizione ai sensi di legge; c) promosse ai sensi degli articoli 37, 139, 140 e 140 bis del Codice del consumo» (tali articoli contengono norme per l’azione inibitoria da parte delle associazioni di consumatori, delle associazioni di professionisti e delle camere di commercio, nonchè le azioni promuovibili dalle associazioni di consumatori, le azioni di classe e la risoluzione extragiudiziale delle controversie).
Obbligatorietà del tentativo di conciliazione

Conciliazione obbliagatoria per luce Per le controversie indicate, il tentativo di conciliazione è obbligatorio prima di attivare l’azione giudiziale.
Esso è dunque una condizione di procedibilità dell’azione.

A tali fini è valido l’incontro che si conclude senza l’accordo.

L’incontro deve svolgersi entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e la procedura deve concludersi entro 90 giorni (dalla presentazione della domanda in forma completa), salvo per esigenze motivate, proroga di non non più di 30 giorni, richiesta da entrambe le parti (entro lo scadere dei novanta giorni) o su iniziativa del Servizio di Conciliazione, anche su richiesta del conciliatore (che «ravvisi» la complessità della procedura e previa comunicazione alle parti).

Il tentativo di conciliazione non è proponibile dinanzi al Servizio Conciliazione se, per la medesima controversia, è pendente o è stato già esperito un tentativo di conciliazione.

Infine, lo svolgimento del tentativo di conciliazione non impedisce «la concessione dei provvedimenti giudiziali urgenti e cautelari».
Conciliatore

Il tentativo si svolge davanti ad un soggetto terzo, detto conciliatore.

L’art. 5 della delibera descrive la funzione del conciliatore e i criteri di nomina.

Per quanto ci interessa qui spieghiamo che il conciliatore non decide la controversia, ma deve favorire l’accordo tra le parti, anche formulando una proposta, non vincolante per esse.

Egli deve inoltre essere assegnato alla procedura nel rispetto dei criteri di imparzialità, professionalità e competenza.

Lo stesso art. 5 prevede che il conciliatore deve essere formato presso un organismo abilitato dalla legge (ai sensi dell’art. 17, DM 180/2010); inoltre egli deve possedere i requisiti di onorabilità previsti dalla legge per i mediatori civili (v. D.M. n. 189/2010), «una comprensione generale del diritto e una conoscenza specifica dei settori regolati dall’Autorità mediante la frequenza di corsi o seminari specialistici di durata non inferiore a quattordici ore e aggiornamenti almeno biennali non inferiori a dieci ore».

Inoltre il mediatore non deve versare in ipotesi di incompatibilità (previste da specifiche norme di legge e dal Codice deontologico, inserito nell’Allegato sub a) alla delibera); egli inoltre deve sottoscrivere ai fini dell’inserimento nell’elenco dei Conciliatori, il Codice deontologico nonché una dichiarazione di imparzialità, indipendenza e neutralità.

Nel caso di incompatibilità, anche sopravvenuta, dovrà darne notizia al responsabile del servizio, il quale dovrà nominare un nuovo conciliatore, dandone tempestiva comunicazione alle parti.
Avvio della procedura

La procedura inizia con l’invio della domanda in via telematica (ma anche con altre modalità, come ad es. fax, posta, o altri canali indicati sul sito) sul sito del Servizio di Conciliazione.

La domanda può essere proposta solo dopo aver inviato reclamo al gestore o operatore e questi abbia risposto in maniera non soddisfacente oppure non abbia risposto affatto nei 50 giorni successivi. L’istanza va però proposta entro un anno dall’invio del reclamo.

La delibera all’art. 6 indica i requisiti della domanda; in particolare il co.6.5 indica il contenuto della domanda, mentre il co.6.6. indica gli allegati: se mancano questi ultimi il Servizio richiede alla parte l’integrazione; se tale integrazione non perviene la domanda è dichiarata improcedibile ed è archiviata.

La domanda di conciliazione è inammissibile (ed è archiviata) se: riguarda controversie escluse dall’art. 2 dall’ambito di applicazione della norma oppure se per la stessa controversia è stato già avviato un tentativo di onciliazione; se la domanda è stata presentata senza proporre il reclamo all’Operatore o Gestore; se è presentata senza il rispetto delle termini o nelle modalità dalla delibera (v. art. 6, co. 6.3 e 6.4); se non contiene anche uno solo degli elementi prescritti (v. art. 6, co. 6.5) se riproduce una istanza già archiviata in seguito a rinuncia o mancata comparizione al primo incontro della parte che ha attivato la procedura.

Se la causa di inamissibilità della domanda emerge cinque giorni prima dell’incontro la procedura è archiviata.
La fissazione dell’incontro

Controversia gas:tentativo di conciliazioneLa segreteria, verificata l’ammissibilità della domanda, provvederà a nominare il conciliatore e a comunicare alle parti il giorno dell’incontro, che deve essere fissato per almeno 10 giorni dopo la comunicazione alle parti ed entro 30 giorni dalla domanda.

Se però il cliente o l’utente finale dìa prova nella domanda della sospensione della fornitura per una fattura tempestivamente contestata con il reclamo, l’incontro per lo svolgimento del tentativo di conciliazione deve essere fissato entro 15 giorni dal deposito della domanda completa e il termine di 10 giorni è ridotto della metà.
Gli operatori o gestori sono tenuti a partecipare alle procedure di conciliazione attivate nei loro confronti dal cliente o utente finale, salvo che la domanda sia inammissibile.

Se l’operatore, ai fini della risposta al reclamo scritto, abbia richiesto dati tecnici al distributore o la necessità di tali dati tecnici sia emersa successivamente, può richiedere al Servizio Conciliazione, la convocazione del distributore in qualità di ausilio tecnico.

Il distributore in tali casi, chiamato dalla segreteria, è tenuto a fornire la necessaria collaborazione.

Se la parte che ha attivato il procedimento intende rinunciare al procedimento ne dà tempestiva comunicazione al Servizio Conciliazione e comunque almeno 5 giorni prima della data del primo incontro.

In tal caso, il Servizio Conciliazione dichiara conclusa la procedura e ne dispone l’archiviazione.
Il tentativo di conciliazione

L’incontro avviene in modalità telematica o, secondo la valutazione del conciliatore e delle parti, tramite l’utilizzo di altri mezzi di comunicazione a distanza.

Ogni parte può chiedere un solo rinvio del primo incontro.

Le parti poi possono presentare argomentazioni, prove e documenti in ogni momento della procedura, nonché accedere ai documenti presentati dall’altra parte, a meno che questa non abbia richiesto espressamente che gli stessi debbano restare riservati.

Inoltre, le parti possono partecipare alla procedura facendosi rappresentare da soggetti, anche appartenenti alle associazioni dei consumatori o di categoria, muniti di procura generale o speciale idonea a conciliare e transigere la controversia; la procura deve essere conferita con atto pubblico o con scrittura privata autenticata ovvero, per i soli clienti o utenti finali, con scrittura privata corredata della fotocopia di un documento di identità del delegante.

Il conciliatore, se le parti rilevino l’esistenza di danni gravi ed irreparabili, su richiesta di entrambe, può suggerire le misure più adatte a garantire la immediata tutela del cliente o utente.
Esito del tentativo di conciliazione

Tentativo di conciliazione luce e gas, i passaggiSe la conciliazione ha esito positivo, il conciliatore redige il verbale, nel quale sono indicati i punti controversi e il contenuto dell’accordo raggiunto.

Il verbale deve essere sottoscritto dalle parti e dal conciliatore con firma elettronica o, in mancanza di firma elettronica, alla trasmissione del verbale per via telematica potrà essere affiancata altra modalità «compatibile e idonea a garantirne la provenienza».

Le parti possono richiedere congiuntamente al conciliatore che una proposta non vincolante, la cui accettazione o il cui rifiuto devono pervenire per iscritto entro 7 giorni. In assenza di accettazione nel termine, la proposta si ha per rifiutata.

La proposta, salvo diversa volontà delle parti, non deve contenere alcun riferimento alle dichiarazioni rese o alle informazioni acquisite nel corso della procedura, salvo gli elementi risultanti dai documenti depositati e noti alle parti.

Il verbale di conciliazione, sottoscritto dalle parti e dal conciliatore costituisce titolo esecutivo.

Se, viceversa, la conciliazione non ha esito positivo, il conciliatore redige un verbale in cui indica i punti controversi e che il tentativo di conciliazione ha avuto esito negativo.

Se la parte che ha attivato la procedura non compare al primo incontro, il conciliatore redige un verbale di mancata comparizione e la procedura viene archiviata.

Se invece non compare al primo incontro la parte che non ha attivato la procedura, il conciliatore dà atto nel verbale dell’esito negativo della procedura ed in tal caso la condizione di procedibilità si considera avverata.

L’assenza dell’operatore o gestore che è tenuto ad aderire alla procedura è comunicata dal Responsabile del Servizio all’Autorità perchè adotti i provvedimenti di sua competenza.

Al termine della procedura, le parti compileranno un questionario di valutazione della stessa procedura.
Accesso agli atti e riservatezza

Una caratteristica particolare del procedimento di conciliazione è la riservatezza: ciò vuol dire che tutto ciò che viene dichiarato nell’incontro non può essere registrato o verbalizzato; inoltre il personale del Servizio Conciliazione e il conciliatore sono tenuti a mantenere la riservatezza sulle informazioni apprese nel corso della procedura, che non possono essere utilizzate né diffuse.

Ciascuna delle parti non può utilizzare, in «un eventuale successivo giudizio, arbitrato o procedimento contenzioso promosso dalle stesse in relazione al medesimo oggetto, anche parziale, iniziato, riassunto, proseguito dopo l’insuccesso della procedura di conciliazione, le dichiarazioni e le informazioni apprese durante la procedura», salvo il consenso della parte da cui le dette informazioni o dichiarazioni provengono.

Nè il conciliatore, nè il personale del Servizio Conciliazione, possono essere testimoni nel giudizio né può essere loro deferito il giuramento decisorio sui fatti e sulle circostanze di cui sono venuti a conoscenza in relazione alla procedura.
Il Servizio Conciliazione deve tutelare la riservatezza delle parti «nella trattazione dei dati personali, delle credenziali di accesso e delle informazioni fornite dalle Parti medesime».

L’Autorità può stipulare protocolli con altri organismi, come ad es. le Camere di Commercio o gli organismi abilitati alla mediazone civile (di cui all’art. 16, D.Lgs. 28/2010) affinchè il tentativo possa esperirsi anche presso tali organismi.

In tal caso per tutto quanto non previsto dalla delibera, varrà il regolamento dello specifico organismo.

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Qualità e sicurezza sono il fondamento dei cantieri edili di successo

Qualità e sicurezza sono il fondamento dei cantieri edili di successo

 

La causa principale dell’aumento in questi ultimi anni del numero di incidenti all’interno di cantieri edili è la mancanza parziale o totale di sistemi di sicurezza all’avanguardia e nel rispetto delle leggi comunitarie. La seconda causa è la scarsa qualità dei prodotti o delle attrezzature utilizzate.

 

Una società edile può ritrovarsi a dover servirsi del noleggio piattaforme aeree o di un ponteggio conforme agli standard di sicurezza europei e nazionali.

La realizzazione di luoghi di lavoro nel rispetto delle leggi è un fattore determinante nella riuscita di qualsiasi opera edile, minor cura verrà prestata nella costruzione di impianti temporanei, visti come opere di scarso rilievo da attuarsi col minor impiego possibile di risorse economiche, maggiore sarà il pericolo di incorrere in problematiche relative alla sicurezza.

 

Due figure professionali sono consapevoli delle problematiche sopra descritte: il legislatore e il normatore, ed è loro responsabilità formare imprese edili e ditte installatrici su quali siano le condizioni di minima sicurezza affinché, ad esempio un impianto elettrico o un ponteggio di cantiere possa essere considerato a norma.

Qualsiasi opera di costruzione o ristruturazione necessita di ponteggi e impalcature in ottimo stato e di recinzioni mobili da cantiere, che si tratti di un grande cantiere o di semplici lavori di manutenzione all’interno di un edificio, non si potrà mai sorvolare sulle carenze di qualità e sicurezza nel perimetro interessato dal cantiere.

 

A questo scopo viene redatto un documento, per fornire un valido ausilio a chi deve realizzare e/o verificare impianti elettrici nei cantieri edili cercando di ottimizzare sia le tempistiche sia i costi di installazione. Ampio risalto è dato all’analisi dei rischi elettrici presenti all’interno del cantiere ed alle conseguenti misure di sicurezza da adottare. Sono analizzati nel dettaglio anche impianti specialistici, quali ad esempio l’impianto di terra, l’impianto di illuminazione e l’impianto di protezione contro i fulmini. Considerata la loro pericolosità, un’intera sezione è dedicata alla corretta installazione ed al corretto utilizzo di presa a spina, avvolgicavo e cordoni prolungatori. Sono altresì fornite indicazioni sulla documentazione che l’impresa installatrice deve produrre trovandosi ad operare all’interno di un cantiere edile (dichiarazione di conformità impianto di cantiere, POS, denuncia Arpa ed Inail, ecc.), nonché semplici esempi di realizzazioni installative.

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Locazione, restituzione dell’immobile ed eventuali danni

Come gestire la riconsegna dell’immobile dato in locazione al fine di prevenire successive controversie in ordine al risarcimento di danni causati all’immobile?

Riconsegna dell’immobile e danni

Una fase delicata del rapporto di locazione è quella in cui il conduttore lascia l’appartamento.

Può succedere, infatti, che il locatore pretenda dal conduttore il risarcimento dei danni e richieda il pagamento di ulteriori somme oltre a quelle data dal canone.

Come comportarsi in questi casi?
Come gestire la situazione in maniera, soprattutto, da prevenire tali richieste?

La questione interessa entrambe le parti, giacché nessuno vuole imbattersi in inutili contrasti né che vi siano perdite economiche.

Perdite che per il conduttore sono rappresentate dalle richieste di risarcimento, mentre per il locatore sono costituite dalla perdita di valore del proprio bene.

Naturalmente, noi di lavorincasa considereremo la questione dal punto di vista delle case, cioè degli immobili ad uso abitativo.
Diritti e obblighi sulla custodia della casa: le norme principali

Prima di addentrarci nel cuore del problema partiamo dalla lettura delle norme di rilievo nella vicenda.

Tra le obbligazioni principali del conduttore vi è quella di «prendere in consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze» (v. art. 1587, co.1, n. 1, c.c.).

Inoltre, il conduttore è tenuto a effettuare le riparazioni di «piccola manutenzione» e sono a suo carico (salvo patto contrario) le spese per la conservazione e l’ordinaria manutenzione di cose mobili (v. art. 1576, co.1 e 2, c.c.).

Per quanto riguarda le altre spese, cioè quelle poste a carico del locatore, al conduttore spetta comunque di avvertire il locatore; soltanto lui, essendo posto all’interno dell’immobile può avere contezza di alcuni eventi. È pertanto tenuto a darne avviso tempestivo, onde evitare l’addebito del maggior costo dovuto ai suoi ritardi.

Se si tratta poi di riparazioni urgenti, il conduttore può intervenire direttamente, salvo rimborso, ma deve darne contemporaneamente avviso al locatore (v. art. 1577 c.c.).

restituzione delle chiavi dell’immobileInoltre, il conduttore è responsabile della perdita e del deterioramento del bene che avviene durante la locazione, anche se derivanti da incendio, a meno che non dia prova che si siano verificati per una causa a lui non imputabile, così come è responsabile quando la perdita o il deterioramento siano cagionati da terzi da lui ammessi, anche se temporaneamente, a usare o a godere della cosa (v. art. 1588 c.c.).

Se il bene è assicurato, il conduttore paga però solo per la differenza tra l’indennizzo corrisposto dall’assicurazione e il danno effettivo; per conseguenza, se l’assicurazione è fatta sul valore della stima del bene, il conduttore non deve pagare nulla al locatore, se questi è indennizzato dall’assicurazione.

Sono inoltre salve le norme che riguardano la surrogazione dell’assicurazione (cioè della possibilità di questa, una volta che paga l’indennità, di sostituirsi fino alla concorrenza dell’importo pagato nei diritti dell’assicurato verso i terzi responsabili ex art. 1916 c.c.) (v. art. 1589 c.c.).

Ad ogni modo, i miglioramenti compensano i deterioramenti non dovuti a colpa grave del conduttore (v. art. 1592 c.c.).

Il locatore deve insomma riavere il bene nello stato in cui lo ha consegnato e in conformità alla descrizione fatta dalle parti (se è stata fatta), eccettuati il deterioramento o il consumo derivanti dall’uso della cosa secondo il contratto.

Inoltre, il conduttore non risponde se il perimento o il deterioramento siano dovuti a vetustà (v. art. 1590 c.c.).

A sua volta il locatore per quanto ci interessa, deve consegnare il bene «in buono stato di manutenzione e mantenerla in stato da servire all’uso convenuto» (v. art. 1575, co.1, nn.2) e 3).

Andando in ordine logico-temporale, vediamo dunque alcune raccomandazioni utili.
Danno e deposito cauzionale

Non è infrequente la previsione di un deposito cauzionale posto a garanzia dgli adempimenti delle obbligazioni del conduttore (tra cui secondo la giurisprudenza prevalente vi è anche il risarcimento dei danni procurati all’immobile).

Per gli immobili ad uso abitativo il deposito non deve superare le tre mensilità del canone ed è produttivo di interessi legali che devono essere pagati al conduttore allo scadere di ogni anno (v. art.11, L. n. 392/1978); ma la somma alla fine della locazione non può essere trattenuta tout court: secondo l’orientamento che appare dominante è necessario esperire azione giudiziale per l’accertamento delle responsabilità, altrimenti il conduttore può pretendere la restituzione delle somma.
Verbale dello stato dei luoghi

rilascio dell’immboileUno strumento utilissimo e noto ai più è quello del verbale dello stato dei luoghi.

Un verbale in entrata e un verbale in uscita dall’immobile.

Il raffronto tra i due chiarirà le reciproche posizioni e contribuirà a una soluzione pacifica di eventuali problemi.

Si tratta di una fase molto importante, la cui effettuazione tutela entrambe le parti.

In sua assenza il codice prevede espressamente che il bene «si presume» sia stato consegnato al conduttore in buono stato di manutenzione (v. art. 1590, co.2, c.c.).
Conduttore e obbligo di custodia

Cosa deve fare il conduttore mentre ha in custodia il bene, dunque in costanza del contratto di locazione, onde prevenire richieste di risarcimento?

È presto detto: innanzitutto assolvere ai propri obblighi: custodire il bene, dunque curandosene in maniera tale da prevedere i danni o comunque occupandosi dell’immobile (seguendo le indicazioni di legge) in maniera tale che il locatore non possa avere sorprese e quindi rivolgere richieste (fondate) fuori dall’ordinario.
Vizi occulti

Ma cosa succede se nonostante il verbale di sopralluogo successivamente il conduttore scopra dei danni non visibili al momento del rilascio?

Purché ne dia prova, può pretenderne il risarcimento.

Ricordiamo però che il conduttore, a sua volta, può tutelarsi dai vizi della cosa (v. at. 1578 e ss., c.c.), ma questo è un altro discorso.
Richiesta dopo il rilascio senza verbale
Può il locatore a distanza di tempo dal rilascio o anche subito dopo pretendere il risarcimento del danno quando non vi è stato un verbale di constatazione dello stato dei luoghi?

Insomma, nel caso in cui la casa esca dalla custodia del conduttore, il locatore può addebitargli qualche responsabilità?

Il dubbio sorge perché, se per un verso egli non ha liberato il conduttore, firmando il verbale di sopralluogo, per un altro non è scontato che il danno lamentato sia addebitabile al conduttore.

Infatti, nel lasso di tempo in cui il bene è uscito dalla sua custodia potrebbe essere stato danneggiato da altri.

Quindi, a quel punto il locatore può formulare la richiesta solo se può provare che i danni sono da riportare al conduttore.

Va da sè che le parti, se si rendono conto che le reciproche posizioni non sono poi così cristalline, dovrebbero valutare seriamente l’opportunità di un accordo stragiudiziale piuttosto che finire in giudizio dove la decisione non sarà affatto prevedibile!