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Eleganti, esclusive o simpatiche e low cost: tante proposte di sedute per il living

La seduta va scelta con gusto, ricercata secondo il proprio stile di vita, deve essere adeguata alla casa, comoda e funzionale, insomma semplicemente esclusiva!

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Sedie per soggiorno moderno

La seduta è l’arredo che in una casa non può assolutamente mancare, è un oggetto indispensabile, non se può fare a meno, serve a sedersi, a riposarsi ma anche a svolgere una serie di attività domestiche e lavorative, si utilizza mentre si mangia, si studia, si prepara del cibo elaborato, si opera al computer, si guarda la tv, serve persino per eseguire esercizi di attività fisica.

Sedia soggiorno MAGRITTA di Sebastian Matta
Tanti sono i modelli di sedute presenti in commercio, tante le aziende produttrici, diversi i designer che si applicano nella progettazione di sedie, poltrone e divani belli, comodi e funzionali.

 

Comode e dal design accattivante sono sicuramente quelle dell’azienda Gufram srl, e ALVAR di Giuseppe Raimondi è una chaise longue in poliuretano espanso strutturale caratterizzata da leggerezza e versatilità, dalle linee organiche e senza orpelli scontati, con rivestimento in tessuto sfoderabile 85% poliammide e 15% elastan.

Seduta chaise longue ALVAR di Gufram srl
MAGRITTA di Sebastian Matta è una poltrona scultura che si rifà al Surrealismo e in modo particolare alle opere di René Magritte, è una seduta originale realizzata di poliuretano espanso e rivestita di tessuto.

Poltrona scultura MAGRITTA di Gufram srl
Il cappello è in ABS e costituisce la struttura portante mentre la mela, in morbido poliuretano rivestito da tessuto elastico, costituisce la vera e propria seduta confortevole e soffice.
Sedie da soggiorno ricercate

La collezione Domodinamica di PAOLO CASTELLI S.P.A. realizza prodotti distinguibili per originalità e creatività del disegno, per spazi domestici e per quelli pubblici, con materiali e tecniche di altissima qualità, caratterizzati dalla libera espressione artistica di talentuosi designer collaboratori.

Seduta per il living QUEEN di PAOLO CASTELLI S.P.A.
QUEEN del designer Angelo Micheli possiede un’anima che sostiene la pellicola in cemento di protezione, è una piccola architettura sia per l’indoor sia per l’outdoor, realizzata in edizione limitata in piuma cemento, tecnica che rende il prodotto leggero e allo stesso tempo resistente, è larga 140 cm, profonda 75 cm, alta complessivamente 87.7 cm e con seduta alta 38 cm.

Seduta Calla di Paolo Castelli
Alla vista, delicata come un fiore è CALLA, seduta che si adatta al corpo per regalare il massimo comfort, rivestita con pelle, ecopelle o tessuto, si trasforma in chaise-longue con snodi che regolano l’apertura totale dei braccioli offrendo molteplici e differenti posizioni.

La sedia poltroncina e chaise-longue possiedono un telaio interno di acciaio con poliuretano schiumato a freddo in stampo, è sorretta da una base girevole in lega di alluminio lucidato, è larga 145 cm, profonda 85 cm e alta 104.5 cm con seduta di 41 cm di altezza.
Sedie e poltrone tra innovazione e gusto retrò

Se il classicismo e la contemporaneità si uniscono, generano un effetto dirompente specie per le sedute di una casa caratterizzate da canoni estetici del passato rivisti in chiave moderna.

Di esempio sono le sedie di CHRISTOPHER GUY come La Croisette che è una sedia singolare e versatile, con la seduta imbottita rivestita e lo schienale di materiale rigido e sostenuto.

Sedia La croisette di CHRISTOPHER GUY
Un gioco cromatico evidenzia ogni elemento componente, di tono chiaro la seduta mentre di tono scuro tutto il resto, lo schienale riprende la texture materica di una porzione di conchiglia che si dispiega a ventaglio con un susseguirsi di concavità e convessità.
I piedi posteriori si incrociano e si equilibrano mentre quelli anteriori restano singoli e indipendenti con una forma che è tipica delle sedie antiche.

Seduta Olsen di CHRISTOPHER GUY

Olsen è una seduta due posti, estremamente raffinata, caratterizzata da un rivestimento elegante nel tessuto e nel colore, liscio al tatto e fresco alla pelle, in abbinamento al colore del legno scuro della struttura con i cinque piedi ad andatura curva più un bracciolo in mezzeria, dimensioni corrispondenti a 205 x 98 x 116 cm.

Un altro esempio tra le sedie design è Tatlin dell’azienda Edra s.p.a., disegnata da Mario Cananzi e Roberto Semprini, un divano da centro stanza liberamente ispirato alla torre di Tatlin, simbolo del costruttivismo, totem moderno anche per gli spazi pubblici, opera di architettura con più posti a sedere, una vera icona!

Seduta Tatlin di Edra s.p.a.
Possiede una base in multistrato di legno, un basamento di acciaio verniciato, schienale di acciaio, piedi di acciaio cromato con finale in PVC, imbottitura di poliuretano espanso di varie densità, rivestimento in velluto non sfoderabile e, su richiesta, anche in altri tessuti o in pelle.

Il divano Tatlin conferisce prestigio a ogni ambiente, consente a circa 8 o 10 persone di sedersi, può essere personalizzato nei dettagli secondo esigenze.
Sedie da pranzo con geometrie studiate al dettaglio

Per progettare una sedia e realizzarla non si può non considerare la geometria e alcune regole basilari, i prodotti innovativi sono sempre frutto di sperimentazione e fantasia creativa fondate su principi posti comunque alla base.

I creativi desiderosi di creare sedute di forme regolari tengono a mente norme che regolano la progettazione di tipo geometrico per prodotti con angoli a vista e stretti rapporti matematici.

Sedia TRIA WOOD 4 di Colé Gallery
TRIA WOOD 4 di COLÉ GALLERY è una sedia con un gioco di curve e di fughe inafferrabili, con scocca a forma di corolla progettata così per essere utilizzata con seduta frontale oppure laterale.

Si compone di tre elementi uguali in multistrato curvato assemblati tra loro, è disponibile in rovere naturale ma anche in tinto nero, bianco, rosso poro aperto, oppure nella versione rigata nero o avorio. Le quattro gambe sono in legno massello di rovere e hanno una sezione triangolare e traversi tondi. Le dimensioni corrispondono a 81.5 x 58.4 x 52 cm.
Sedie sala pranzo colorate per arredare con vivacità

A caratterizzare le sedie contemporanee sono i giochi di colore, l’alternanza dell’opacità e della trasparenza per arredare gli ambienti con vivacità e sempre in modo diverso, con allegria.

Colorata e versatile è Etoile-P di Green Srl, seduta di grande comfort dove fascino e tecnologia si uniscono, resistente, stabile, ricca di dettagli, semplicemente di classe, leggera, impilabile, accostabile, disponibile in una moderna gamma di colori.

Sedie Etoile-P di Green Srl
È interamente in polipropilene, larga 57 cm, profonda 57.5 cm, alta 84 cm, pesa 4.6 kg, è caratterizzata da una sinuosa corda che si avvolge e si ricurva creando un disegno particolare in corrispondenza dello schienale e in continuità coi braccioli.

Sedia Esmeralda di Green Srl
La sedia Esmeralda attrae per la sua particolarità formale, è confortevole ed elegante, è incorniciata da una struttura cromata o verniciata a polvere, è in materiale tecnopolimero plastico satinato, è disponibile in cinque varianti di colore, è impilabile.

Sedie Steam Punk di Green Srl
Steam Punk è colorata e con un gioco di trasparenze, è una sedia comoda, resistente, leggera, con una struttura in acciaio cromato, è disponibile in sette scelte cromatiche per la seduta in polipropilene e otto per lo schienale in policarbonato, quindi ben 42 combinazioni possibili.
Sedie poltroncine riciclabili

A conferire benessere agli ambienti della casa sono sicuramente le sedie che sorridono di Maxdesign, SO HAPPY by Marco Maran, seduta e schienale uniti per disegnare un sorriso, con monoscocca di polipropilene e fibra di vetro ottenuta per stampaggio a iniezione, riciclabile e colorata in massa.

Sedie SO HAPPY di Maxdesign Srl
La poltroncina ha quattro gambe più una base centrale in tubolare d’acciaio, il rivestimento è fisso e in tessuto, oppure di ecopelle, pelle, nei colori a scelta da cartelle colori, è inoltre impilabile.
Sedie soggiorno in Alcantara®

L’Alcantara® è un noto tessuto impiegato per rivestire comode sedute, eleganti e resistenti nel tempo, è un marchio registrato molto utilizzato nell’arredamento d’interni, nei rivestimenti di automobili, anche per l’abbigliamento e accessori vari.

È un materiale davvero di pregio, raffinato, morbido e durevole, difatti la sua superficie rimane invariata anche dopo 20.000 volte che ci si siede sopra: occorre solamente spolverarla sistematicamente con un panno inumidito o con un aspirapolvere.

Sedute Tulip Armchair di CAPPELLINI
Dalla partnership tra Alcantara® e è nata la seduta Cappellini esce fuori Tulip Armchair disegnata dalla mano di Marcel Wanders, con scocca in poliuretano morbido coiniettato con poliuretano rigido, imbottitura in schiuma e falda acrilica, rivestimento fisso e disponibile in una vasta gamma di tessuti, pelli e soprattutto in Alcantara®.

La seduta ripropone la forma del calice di un fiore che poggia su una brillante base girevole in metallo verniciato alluminio naturale, rivisitazione dalle proporzioni allungate e fuori misura della poltrona classica.
Sedia salotto dalle linee minimal

Alcune sedie o poltroncine si rivelano affascinanti per il loro essere incompleto, la parte assente diventa il tratto distintivo dell’arredo, l’oggetto è ricordato proprio perché manchevole di un pezzo, monco o bucato.

Accade spesso che più si toglie e meglio è: oggi la voglia di minimalismo è tanta e il troppo non conquista più, l’incompleto o l’imperfetto attira e affascina. A tal proposito i designer si cimentano con stili innovativi e prodotti trendy eleganti ed essenziali.

Sedie Tre3 di AgapecasaTra le tante proposte annoveriamola sedia priva di una gamba Tre3 di Agapecasa, creata dal designer Angelo Mangiarotti: una comoda seduta in materiali tradizionali come il legno e il cuoio, definita da dettagli costruttivi asciutti e raffinati.

La seggiola possiede solo tre gambe a sezione rettangolare, due anteriori ai lati e una posteriore centrale, tutte unite da una solida struttura trasversale a T, stabile e funzionale quanto le tradizionali a quattro gambe.

Un foglio di cuoio è inserito nella gamba posteriore più alta; questo materiale disegna dolcemente anche lo schienale e il sedile; la sedia possiede una struttura in rovere massello con finitura rovere naturale o rovere scuro e l’inserto in cuoio naturale oppure nero.
Misura 48.5 x 53 x 77 cm di altezza.
Seduta con grafica personalizzabile
Il mondo del design è accattivante proprio perché intriso di personalizzazione sartoriale, di oggetti che sono unici nel loro genere, di varianti con dettagli atti a soddisfare davvero ogni esigenza spaziale e di gusto.

La sedia inevitabilmente va scelta con cura e soprattutto va provata.
È necessario innanzitutto definire quale funzione avrà la seduta, dove dovrà essere collocata, se di genere versatile oppure con un ruolo ben definito.

Recandosi presso uno showroom ci si troverà dinanzi a un’infinità di sedie e pertanto è bene cominciare a escludere quelle che non soddisfano alcuni parametri imposti, poi provare a sedersi e a testare la comodità e l’ergonomia delle restanti.

Il colore è anche un dato fondamentale giacché dovrà essere abbinato a un mood d’arredo presente e la scelta del materiale richiede attenzione per la praticità quotidiana.

Come abbiamo visto fin’ora, i modelli sono tanti e l’acquisto va ponderato e misura della propria abitazione. Si possono richiedere delle personalizzazioni di dettagli, si può insomma ottenere la sedia desiderata e ricercata.

Sedie di Oltrefrontiera Progetti
Oltrefrontiera Progetti è una società dinamica e motivata, realizzatrice di idee e progetti unic, tra cui una serie di sedie caratterizzate dalla trasparenza del materiale, da una linearità formale e da una grafica dettata dallo stile voluto, colore e texture desiderata.

Ci sono sedie che ripropongono la trama leopardata, filari di mattoni, bandiera americana, labbra sensuali, occhio vigile, teschi, texture zebrata, orpelli dorati, ricami classicheggianti, insomma, è possibile ordinare una sedia così come l’abbiamo pensata, o magari con un dettaglio legato a un nostro ricordo.

Alla fantasia non c’è limite, non resta che scegliere la sedia a misura delle proprie esigenze!
Sedie per soggiorno: quali sono i prezzi?

I prezzi delle sedie da soggiorno sono estremamente vari. Dalle sedute low cost di Mondo Convenienza che partono da un modello base di circa 20 euro, alle sedie Kartell dal design più ricercato, in vendita anche su Amazon a 200 euro circa, fino ad arrivare a sedute davvero esclusive per forma e materiali, il cui prezzo di acquisto può arrivare anche sotto i 1000 euro per pezzo.

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Quanto costa far ristrutturare un immobile nelle diverse città italiane?

Quanto costa far ristrutturare un immobile nelle diverse città italiane?

Quando si parla di ristrutturazione di immobili allora la città più cara in assoluto si dimostra Roma. Mentre le ristrutturazioni più economiche si possono trovare nel sud Italia.

Ma quanto costa effettivamente? Secondo le analisi svolte la ristrutturazione di un appartamento tipo costa in media circa 34 mila euro.

 

Questo studio è stato effettuato prendendo ad esempio una struttura bilocale da 70 metri quadrati in tutti i capoluoghi di regione. Questo bilocale doveva essere posto al primo piano di uno stabile, posizionato in una zona semi/centrale. Inoltre doveva essere necessario attuare una demolizione, rimuovere e ricostruire i tramezzi, gli intonaci, le rasature, rifare i pavimenti ed i rivestimenti, aver bisogno di un imbianchino, di un idraulico, di un nuovo impianto di riscaldamento, di un nuovo impianto elettrico, assistenze murarie, condizionamento dell’aria e per ultimo infissi e fornitura di materiali.

 

Attraverso lo studio di preventivi ed arricchendo il campione anche con interviste si è riusciti a costruire la mappa italiana dei costi legati alle ristrutturazioni.

 

Il prezzo medio che possiede un immobile a livello nazionale è pari a circa 134 mila euro. Analizzando queste cifre nei vari capoluoghi di regione si è arrivati a trovare che la città più cara in cui comprare un immobile da ristrutturare è Roma, con i suoi 236 mila euro. Ed è anche la città in cui i lavori costano maggiormente, visto che si ha una spesa media di circa 39 mila euro.

La seconda città in questa speciale classifica è Milano, dove i prezzi arrivano di media a circa 227 mila euro; le spese di ristrutturazione invece (per cui è anche seconda in Italia) arrivano a toccare i 38 mila euro.

 

Il capoluogo toscano, Firenze, si posiziona alla terza posizione della classifica. Questo con una media di 241 mila euro, mentre per quanto riguarda i costi di ristrutturazione la terza città più cara d’Italia è Trento (dove si hanno prezzi intorno ai 36 mila euro).

 

Al contrario invece, per quanto riguarda le città in cui ristrutturare costa di meno, è emerso dai dati che Catanzaro è il capoluogo di regione in cui le attività di ristrutturazione costano meno in assoluto. La media è di circa 29 mila euro. Le città che prendono posto sul podio di quelle più convenienti in cui ristrutturare sono tutte del sud Italia: oltre a Catanzaro troviamo al secondo posto Palermo, dove nel complesso i lavori costano fino a 30 mila euro. Al terzo posto invece c’è Campobasso in Molise, dove i costi di ristrutturazione di un appartamento si fermano intorno ai 30.100 euro.

 

 

 

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Gli edifici storici e il rischio sismico

Come preservare gli edifici storici dal rischio sismico, mettendo in atto interventi di rafforzamento capaci di preservarne le caratteristiche architettoniche.
Edifici storici compromesso tra tutela e sicurezza statica

In un precedente articolo riguardante le agevolazioni fiscali rivolte a chi intende realizzare opere di miglioramento o adeguamento sismico, ho messo in risalto le difficoltà operative dei vari interventi, indicando le diverse casistiche in rapporto anche al tipo di struttura con cui un edificio è realizzato.

Quando tali interventi riguardano edifici cosiddetti storici, ovvero, fabbricati che per il loro valore storico, architettonico, artistico e culturale, ricadono sotto la tutela di organismi preposti come le soprintendenze, le procedure diventano più complicate sia dal punto di vista delle autorizzazioni in materia edilizia, sia per la difficoltà di poter attuare un vero e proprio intervento di adeguamento antisismico.

Edificio storico
Si può ben capire guardando uno di questi edifici, come sia complesso, se non impossibile, realizzare un vero adeguamento antisismico, rispettando le normative vigenti in materia e nello stesso tempo mantenendo inalterato il pregio architettonico dell’edificio nel suo insieme, senza alterazioni di sorta.

 

A quanto detto, va aggiunta la necessità di dover intervenire, servendosi di ditte specializzate che, oltre a disporre della necessaria competenza ed esperienza, incidono sul costo dell’intervento in maniera più onerosa, rispetto a quello di interventi più ordinari.

Spesso, all’interno di tali edifici, non è possibile sostituire parti strutturali con elementi moderni, senza alterarne l’aspetto architettonico, si pensi a un salone con soprastante solaio in legno in cui sia presente nella parte estradossale un pregevole soffitto a cassettone, oppure una parete portante affrescata, una volta decorata, ecc.

Volta da consolidare in edificio storico
In considerazione di quanto esposto, tali edifici possono essere trattati con una serie di interventi miranti a rendere le varie parti strutturali collaboranti tra loro, al fine di affrontare l’evento sismico con maggior sicurezza.

Gli ultimi eventi sismici, hanno messo in risalto ancora una volta tale necessità: infatti, laddove erano state collocate delle tirantature come le classiche catene costituite da tiranti e capochiave, gli episodi di ribaltamento fuori piano delle murature perimetrali sono apparsi contenuti, con conseguenze meno catastrofiche rispetto ad altre situazioni in cui tali collegamenti mancavano.

Mediante gli stessi tiranti, è inoltre possibile stabilizzare il comportamento di archi e volte, lasciando a vista tali presidi, senza che ciò possa compromettere il valore architettonico dell’opera.

In questa sede, non è possibile approfondire tutte le metodiche di intervento, dedicate alle singole parti strutturali, pertanto, se ne evidenziano quelle più comuni e soprattutto di più immediata realizzazione, rimandando a trattazioni specifiche ulteriori approfondimenti.
Edifici storici problemi di consolidamento

In effetti il comportamento del classico castello costruito impiegando le carte da gioco di cui molti di noi hanno fatto esperienza nella propria infanzia, lo si elimina nella realtà, attraverso una serie di interventi tesi a rendere le murature e le atre parti strutturali collaboranti tra loro staticamente.

Intervenire sulle murature portanti è possibile mediante tecniche e soluzioni diverse, tenendo in conto come non tutte le metodiche possono impiegarsi in maniera indifferenziata su ogni tipo di muratura da consolidare.

Muratura lesionata da consolidarePer quelle parti di muratura, rivestite da opere, come boiserie in legno o altre strutture facilmente smontabili e riposizionabili, possono impiegarsi cuciture, placcaggi e altre tipologie di interventi, senza che gli stessi alterino l’aspetto delle opere esistenti.

In altri casi, quando la tipologia del muro mette in evidenza materiali e tecniche particolari impiegate all’epoca della loro realizzazione, occorre ridurre l’invasività e pertanto andrà analizzata con attenzione la stratigrafia della muratura, al fine di valutare la possibilità di procedere mediante iniezioni con leganti dedicati, attuando una corretta stilatura delle fughe e altro ancora.

Un intervento utile in molti casi, al fine di migliorare la resistenza delle opere murarie, è costituito dalla rimozione di tutte le superfatazioni emerse in sede di rilievo dello stato dei luoghi.
Tali elementi sono rappresentati da tutta una serie di opere realizzate in epoca più recente, che in qualche misura hanno modificato, alterato e in alcuni casi compromesso l’integrità strutturale dell’edificio, oltre a comprometterne l’aspetto architettonico.
Edifici storici la scelta degli interventi caso per caso

Esempi di tali interventi sono rappresentati da aperture di vani, disallineamento in verticale degli stessi, presenza di canne fumarie, chiusure di rientranze e nicchie di nessuna rilevanza architettonica, allargamento di vani, cambi di destinazione d’uso di alcuni locali con conseguente aggravio dei carichi sulle strutture, ecc.

Per quanto riguarda le strutture orizzontali, diversi sono gli interventi realizzabili in relazione al tipo e alle caratteristiche di costruzione delle stesse.
Il presupposto di tali interventi deve sempre e comunque essere quello di poter trasmettere alle murature sottostanti le forze di piano dovute alle sollecitazioni sismiche.

In tale sinergia riveste grande importanza l’impiego di cordolature in sommità delle murature, da realizzare almeno su due terzi del loro spessore.

La presenza del cordolo è importante anche per meglio distribuire le sollecitazioni delle soprastanti strutture come solai e più ancora tetti spingenti; infatti, putrelle in ferro, travi in legno portanti, in seguito alle sollecitazioni sismiche, provocano nella muratura sottostante lesioni da taglio localizzate, le quali, in presenza di un cordolo vengono evitate, grazie alla distribuzione dei carichi verticali su una superficie muraria più estesa.

Pilastri isolati in muratura, possono essere cerchiati con i classici canestrelli di acciaio, migliorando in tal modo la loro stabilità, specialmente quando manifestano lesioni dovute a fenomeni di pressoflessione.
Particolare attenzione va rivolta alle strutture orizzontali costituite dai solai in legno, tipologia molto frequente negli edifici storici. La loro presenza, in diverse situazioni, rappresenta una difficoltà non da poco nel ricercare la soluzione più adeguata al raggiungimento della sicurezza statica, nel rispetto dei valori architettonici e culturali dell’opera.

In zona sismica, la loro presenza impone diverse verifiche, al fine di valutare, oltre al loro reale stato di conservazione, la loro efficacia nel trasmettere le azioni orizzontali alle pareti limitrofe.

Tale garanzia dipende dal tipo di connessioni laterali, dalle dimensioni geometriche delle travi portanti, dalla luce netta dei solai e dal loro grado di appoggio.

Tenendo conto che in zona sismica è sempre utile ridurre al minimo indispensabile i pesi delle strutture unitamente alle azioni spingenti, si rileva come sia importante, la dove possibile, mantenere tali strutture lignee in efficienza.

Solaio in legno di pregio con travi portanti da rafforzare
Generalmente, una volta verificata l’integrità delle travi portanti, sia a vista sia di quelle ammorsate nelle murature, gli interventi di rinforzo di tali strutture orizzontali vengono realizzati mediante l’impiego di connettori all’estradosso con soprastanti strutture leggere di irrigidimento trasversali.

A secondo delle composizioni e orditure delle travi portanti dei solai in legno, occorrerà volta per volta prevedere dei collegamenti con le murature portanti parallele alle orditure principali, con l’impiego di specifici tiranti.

Impiego dei connettori per consolidare solai in legno Tecnaria
Anche per le altre tipologie di solai, come quelli realizzati con voltine e poutrelles metalliche, è possibile intervenire all’estradosso con irrigidimenti e soprastanti solettine leggere armate, e all’intradosso collegando tra loro le singole poutrelles in maniera trasversale, realizzando così una struttura dal comportamento più uniforme.

Analogamente si dovrà procedere in presenza di coperture in legno, come tetti a falde.
La loro presenza, tenendo conto anche delle norme previste dagli strumenti urbanistici vigenti in sito, va mantenuta effettuando le dovute considerazioni circa l’efficacia delle parti strutturali.
Edifici storici tutelati con interventi innovativi

Relativamente al rafforzamento delle parti strutturali lignee, ricordo come oggi, grazie alle nuove tecniche di intervento, è possibile rendere tali strutture più resistenti lasciando nello stesso tempo inalterato il loro aspetto.

A tal proposito, illustro un intervento di rafforzamento delle travi lignee di un solaio in legno di particolare pregio architettonico e artistico, di luce rilevante, per il quale si è reso necessario un rafforzamento delle travi portanti, mantenendo inalterato il loro aspetto.

Adeguamento sismico: Iintervento di rafforzamento delle travi
L’intervento è stato realizzato mediante l’impiego di corde costituite da tessuto in fibra di carbonio del diametro di 6 mm. impregnate in resina epossidica.
Tali corde, sono state inserite longitudinalmente e trasversalmente in appositi solchi ricavati all’interno delle travi portanti. Dopo la loro posa in opera, si è proceduto con la chiusura dei solchi mediante pezzi di legno e stucco epossidico, completando l’opera con una sigillatura di tutte le parti incise con stucco epossidico in pasta.

Il risultato, come di seguito si può ben vedere, è più che soddisfacente, conseguendo al contempo un rafforzamento dell’intera struttura, lasciando inalterato l’aspetto estetico.

Come appare evidente, alla luce di quanto descritto, nel caso degli edifici storici non si riesce a raggiungere facilmente l’adeguamento antisismico, attraverso interventi parziali, ma nei casi in cui si è disposti a impegnare somme rilevanti, è possibile raggiungere un buon livello di sicurezza impiegando gli isolatori sismici con i quali creare una discontinuità tra edificio e fondazioni, senza interessare le parti fuori terra.

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Ristrutturare curando la buona esecuzione dei lavori

Errori da evitare quando si eseguono lavori di ristrutturazione all’interno delle abitazioni mettendo in evidenza alcune criticità e la loro risoluzione pratica.

Ristrutturare valutando le criticità operative

Gli interventi di ristrutturazione di una abitazione, comportano spesso la necessità di trovare particolari soluzioni per rimuovere, rettificare, conservare, parti dell’esistente, pur realizzando una nuova ridistribuzione degli spazi originari.

Diversi sono gli interventi eseguibili con tecniche e costi molto differenziati, mediante i quali è possibile raggiungere lo scopo.

abitazione da ristrutturare
Quando si realizzano ambienti destinati a civili abitazioni, premessa l’esistenza di tutte le autorizzazioni in merito a quanto già è in opera, può essere necessario apportare parziali modifiche, a causa ad esempio di un cambio di destinazione d’uso di una parte dell’unità abitativa.

Tra gli interventi più ricorrenti troviamo: le modifiche modeste delle altezze, spostamenti di vani, demolizione parziale di parte di tramezzi, spostamento di impianti idrici, elettrici, ecc.

Tutti gli interventi sopra descritti, possono essere effettuati senza molte difficoltà nella maggior parte dei casi; in altre circostanze, quando non è possibile agire in maniera invasiva, vuoi per le particolari condizioni del contesto, vuoi per la necessità di procedere in maniera più precisa e nello stesso tempo spedita, occorre impiegare tecniche e macchinari particolari, mediante i quali risolvere con più perizia le problematiche descritte.

Come ormai è mia consuetudine, preferisco illustrare con esempi pratici alcune procedure, rivolte a risolvere alcune criticità più frequenti nel corso di tali lavori.
Ristrutturazione : soluzioni e tecniche di intervento

Un primo esempio, è rappresentato dalla necessità di recuperare pochi centimetri in altezza al fine di far rientrare il locale ristrutturato nel rispetto delle normative vigenti in materia igienico-sanitaria.

Il problema in apparenza potrebbe sembrare estremamente facile da risolvere, tenuto conto del fatto che molte volte è possibile intervenire sia sulla pavimentazione esistente o sull’intradosso del solaio soprastante o congiuntamente su entrambe le superfici.

Fresatura del massetto
Tuttavia, a causa degli spessori minimi di intonaco applicati all’intradosso dei solai, non sempre è possibile scarificare l’esistente. Ancor più complessa diventa la stessa operazione in presenza di intradossi lasciati in calcestruzzo a faccia vista.

A questo punto, non resta altro che considerare la possibilità di intervenire sulla pavimentazione esistente, la quale di norma è costituita da un rivestimento incollato su di un supporto sottostante, costituito in genere da un massetto avente spessore variabile compreso tra 4 e 8 cm.
Normalmente, anche se il pavimento esistente è stato sovrapposto su un vecchio pavimento, la rimozione dello stesso, difficilmente migliorerà di molto la situazione. Pertanto, occorrerà intervenire sul massetto sottostante.

Prima di prendere alcuna decisione su come intervenire, è importante verificare la presenza di impianti di vario genere eventualmente annegati nel massetto; se tale evenienza dovesse presentarsi, è bene prevedere la possibilità di convogliare gli impianti attraverso altri elementi, come ad esempio battiscopa, zoccolature esistenti, ecc.

La presenza di un impianto di riscaldamento a pavimento , può richiedere, qualora sia comunque indispensabile ridurre lo spessore del massetto, l’adozione di soluzioni alternative all’impiego dell’impianto a pavimento, come ad esempio la realizzazione di una piccola controparete in cui alloggiare un numero di serpentine tali da garantire in relazione della volumetria del locale, idoneo comfort.

serpentine impianto riscaldamento all’interno di zoccolatura
Dopo aver trovato la soluzione a ogni problematica ostativa alla riduzione del massetto, si può procedere con una fresatura dello stesso, attraverso macchinari adatti, i quali, mediante un insieme di azioni meccaniche regolari, raggiungono lo scopo di ridurre in maniera uniforme e regolare l’intera superficie.

Una volta rettificato il massetto, riconducendolo alle dimensioni richieste, è possibile posizionare su di esso diversi rivestimenti, scegliendo tra quelli a spessore più ridotto.

Bisogna sempre tenere a mente quanto la scelta dei rivestimenti possa contribuire sensibilmente nell’efficacia dell’intero intervento; infatti, su un massetto rettificato uniforme, possono essere applicati i moderni linoleum, le resine, ecc, riducendo così gli spessori in rapporto alle pavimentazioni usuali, oltre a velocizzare l’intervento.
Ristrutturare utilizzando parti esitenti

Un secondo esempio, ancor più frequente del primo, è rappresentato dalla demolizione parziale di un tramezzo, all’interno del quale è stata inserita in precedenza una porta a scomparsa.
In seguito a tale demolizione, dopo aver rimosso l’infisso, si ha la necessità di utilizzare la restante parte del tramezzo, costituito in effetti dal controtelaio intonacato.

La parte di tramezzo può presentarsi rivestita sulle due superfici semplicemente da uno strato di intonaco, oppure da rivestimenti di tipo diverso, come ad esempio ceramiche, legno, ecc.

Anche se questa parte in apparenza può sembrare abbastanza stabile, occorre tener presente come la stessa, in seguito a sollecitazioni di tipo diverso, urti accidentali compresi, può subire delle deformazioni con tutte le conseguenze del caso.

Inserimento lastre polistirene
Per questo motivo, oltre alla necessità di dover assicurare il giusto grado di isolamento termico e acustico ai locali adiacenti, è sempre utile, oltre che necessario, procedere a un rafforzamento della parte di tramezzo da conservare.

Tale operazione può eseguirsi in modi diversi, in relazione alle dimensioni del controtelaio, alle caratteristiche degli ambienti da compartimentare, alla presenza o meno all’interno del tramezzo da rafforzare di eventuali impianti.

Nel caso più semplice, rappresentato da parte di un tramezzo costituito dal controtelaio di una porta convenzionale 90×210, semplicemente intonacato, si può procedere inserendo all’interno dell’intercapedine del controtelaio dei pannelli rigidi di polistirene o altro materiale isolante, disposti in lastre intere, magari accoppiate.

Nella parte terminale del tramezzo, può inserirsi un murale in legno, su cui realizzare un rivestimento di chiusura costituito da cartongesso.

Dopo aver proceduto con la rasatura e rifinitura del tramezzo, è consigliabile, laddove l’estetica dei locali non ne risenta, disporre sulla sezione di tale tramezzo un coprifilo costituito da una struttura con sezione a C realizzata in legno o altro materiale da verniciare.
Ristrutturare preservando il risultato finale

Altro episodio ricorrente da non trascurare in fase di ristrutturazione, è lasciare in sito parti di strutture demolite o dismesse, quali elementi metallici, tubazioni in ferro, pezzi di piattabande, piccole parti di strutture lignee annegate nella muratura.
Queste presenze vengono spesso occultate con stuccature più o meno spesse, su cui in seguito sono sovrapposti rivestimenti di vario tipo o pitture.

In questo modo, si è proceduto con celerità a nascondere parti ormai non più necessarie, senza Tubazioni in mferro lasciate in sito fenomeni ossidativitener conto delle conseguenze future della presenza di tali materiali sotto i nuovi rivestimenti.
Infatti, le parti metalliche con il tempo vengono interessate da fenomeni ossidativi, che producono rigonfiamenti, distacchi, presenza di macchie ecc., compromettendo in tal modo il lavoro di finitura eseguito.

Analogamente, accade per le parti in legno soggette nel tempo a subire gli effetti dell’umidità o di attacchi di parassiti vari, che faranno perdere consistenza alla struttura con conseguente degrado delle parti superficiali.

Se confrontassimo il risparmio ottenuto evitando di eseguire le rimozioni radicali delle parti demolite a regola d’arte econseguente sistemazione della muratura sottostante, con le opere necessarie a riparare post operam gli inconvenienti causati dalla loro presenza in sito, ci renderemmo subito conto di come non sia conveniente operare in tal senso.

Infine, ricordo che quando non è possibile rimuovere rivestimenti da pareti, a causa di difficoltà nello smaltimento dei materiali di risulta o per altre circostanze operative, invece di procedere con sistemi fai da te improvvisati, privi di alcuna garanzia di durata nel tempo, è bene ricorrere ai nuovi prodotti innovativi a base di resine epossidiche coprenti, con cui possono essere rivestite la maggior parte delle superfici da trattare, comprese quelle costituite da piastrelle ecc.

Per impiegare questi prodotti, è bene verificare la stabilità del supporto al fine di evitare distacchi e rigonfiamenti dovuti all’azione del materiale impregnante.

Esempio di riuso dei materiali recuperati
Si tenga sempre conto anche del fatto che molti materiali provenienti dalle demolizioni interne, possono utilmente essere riciclati, ovvero impiegati nella stessa area d’intervento, riducendo in tal modo gli oneri di discarica, oltre ai costi d’intervento.

Si pensi al riuso dei vecchi mattoni refrattari, o di altre parti in laterizio utilizzabili.
Anche delle vecchie piastrelle decorate a mano, possono rappresentare l’occasione per realizzare dei pannelli decorativi su pareti e soffitti, lasciando in tal modo una testimonianza del preesistente.

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Protezione dal fuoco a partire dalla progettazione di un edificio

Se l’aspetto della protezione dal fuoco viene considerato in fase progettuale, è possibile trovare soluzioni che portino a un sensibile abbattimento dei rischi.

Tendiamo a considerare un incendio come un evento infausto che capita così, tra capo e collo, abbattendosi su un appartamento, un condominio o una villetta senza particolari segni premonitori.

Se è vero che dietro a ogni incendio in ambito domestico possono nascondersi svariate cause, è altrettanto vero che in molti casi gli effetti, spesso devastanti, delle fiamme si potrebbero evitare se in fase di costruzione o di ristrutturazione fossero state preventivamente adottate le dovute precauzioni.
Protezione dal fuoco: progettare in ottica di prevenzione

La protezione antincendio è un tema trasversale, con il quale i progettisti si confrontano quotidianamente. Se nella realizzazione e nella ristrutturazione di un edificio o di un’unità abitativa, l’aspetto della protezione dal fuoco viene considerato già in fase progettuale, è possibile trovare soluzioni, spesso anche innovative sul piano estetico e architettonico, con un sensibile abbattimento dei rischi e dei costi che si dovrebbero altrimenti affrontare nell’eventualità di un incendio.

 

È il caso per esempio di facciate ventilate o di sistemi che prevedono l’utilizzo di pannelli per cappotto esterno costruiti secondo precisi criteri, che contengono già in sé sistemi e soluzioni che contribuiscono a proteggere dal fuoco.

Con un’unica soluzione, utilizzando materiali adeguati, è infatti possibile ottenere prestazioni diversificate, risolvendo più esigenze: costruire o ristrutturare edifici o appartamenti energeticamente efficienti, ottenere un eccellente isolamento termoacustico e creare contemporaneamente una solida barriera contro il fuoco e la propagazione dei fumi in caso di incendio. Il segreto è utilizzare un materiale polifunzionale, in grado di assolvere a tutti questi requisiti.
La scelta dei materiali per prevenire gli incendi

Se nell’intervento di realizzazione o di ristrutturazione si prevede l’utilizzo di materiali isolanti in grado di proteggere dal fuoco e di impedire la propagazione delle fiamme, si è già fatto un primo, importante passo verso la prevenzione.

La lana di roccia é un materiale molto performante, in quanto ignifugo e in grado quindi di limitare il diffondersi del fuoco in caso di incendio. Per queste sue caratteristiche, che si aggiungono a elevate proprietà isolanti, i pannelli in lana di roccia sono ideali da utilizzare nelle nuove costruzioni come nelle ristrutturazioni, sia per i rivestimenti a cappotto e le facciate ventilate, sia nelle coperture orizzontali e sui tetti.
I materiali isolanti ROCKWOOL, oltre a offrire prestazioni in termini di isolamento termico ed acustico, sono studiati per garantire un’eccellente protezione dal fuoco.

Vengono ottenuti dalla lavorazione della roccia, un materiale intrinsecamente non combustibile e resistono a temperature superiori a 1000° C. Per questo proteggono dal fuoco, non bruciano e contribuiscono a rallentare la propagazione di un incendio.

Questo è un particolare non trascurabile: in caso di incendio, infatti, la presenza della lana di roccia consente di guadagnare tempo prezioso per le operazioni di soccorso, scongiurando il rischio che la struttura dell’edificio subisca danni irreversibili. Sempre in caso di incendio, riduce inoltre al minimo le emissione di fumi, evitando la propagazione di gas tossici e garantendo quindi una maggiore sicurezza per chi vive all’interno degli ambienti.
Dai pannelli di lana di roccia alla soluzione completa

A seconda delle necessità, si potrà utilizzare la lana di roccia ROCKWOOL nella versione più adatta a soddisfare i requisiti del progetto. Sono disponibili pannelli con diverse caratteristiche tecniche per coperture piane e a falde, per facciate, per pareti divisorie e perimetrali e per partizioni orizzontali. Se invece l’intervento di ristrutturazione riguarda la facciata, si potrà scegliere tra il sistema di isolamento a cappotto REDArt® e la soluzione di facciata ventilata REDAir®.

Due opzioni diverse, con un comune denominatore: il cuore di entrambe è la lana di roccia, un investimento sulla sicurezza delle pareti domestiche, sulla loro durata e sul mantenimento del loro valore nel tempo, rimanendo in tema di protezione dal fuoco.

Il simulatore di facciate per visualizzare le soluzioni in lana roccia per facciate REDArt® e REDAir®
Dubbi su come realizzare la facciata?

Stimoliamo l’immaginazione: abbiamo intenzione di ristrutturare la facciata del nostro condominio o della nostra villetta e vorremmo scegliere un’unica soluzione in grado di rendere l’edificio energeticamente efficiente (e quindi ben isolato) e contemporaneamente ben protetto dal fuoco.
Fin qui abbiamo le idee chiare, ma come possiamo scegliere a priori la soluzione migliore?

Con il simulatore di facciate ROCKWOOL, è possibile visualizzare in anteprima le soluzioni in lana di roccia ROCKWOOL per le facciate REDArt® e REDAir® sbizzarendosi con le innumerevoli combinazioni possibili. Basta inserire la foto dell’attuale casa monofamiliare o del condominio o in alternativa scegliere uno dei modelli precaricati nel software.

Con pochi click, dopo aver valutato tutte le svariate alternative, sarà possibile selezionare e scegliere definitivamente il tipo di rivestimento, il colore della finitura, oltre a personalizzare numerosissimi altri dettagli. In pochi passaggi chiunque, da casa o dall’ufficio, potrà giocare con le numerose possibilità estetiche che offrono le due diverse soluzioni ROCKWOOL per facciata, visualizzarle e scegliere quindi quella che piace di più.
Un software utile sia per il singolo privato che per l’amministratore del condominio in fase di ristrutturazione.
Fuoco e Fiamme: la protezione dal fuoco in un originale notiziario

L’approccio é sicuramente un po’ provocatorio, il tono leggero e divertente, ma il messaggio va a colpire il cuore di un tema molto serio. Al link www.rockwool.it/fuocoefiamme, la nuova campagna ROCKWOOL, appena lanciata sul web.

L’obiettivo? Lanciare un appello, diretto anche al grande pubblico: la prevenzione dal fuoco è possibile e la lana di roccia ROCKWOOL può essere un ottimo alleato.

Nei tre video, differenti episodi costruiti intorno a tre potenziali fonti di incendio: una festa in terrazza, un barbecue in giardino e un cassonetto dei rifiuti.

Facciata ventilata realizzata con REDAir: lana di roccia all’interno e pannelli ROCKPANEL effetto legno all’esterno.
Tre situazioni al centro di altrettanti sketch di cui sono protagonisti i due comici di Zelig – Federico Basso e Davide Paniate – che conducono il notiziario Fuoco e fiamme: le notizie incandescenti. Intorno a ogni notizia si intreccia il classico gioco delle parti tra l’anchorman che vorrebbe a tutti i costi infiammare la notizia e l’inviato, che in realtà riferisce con obiettività i fatti.

Un minuto e mezzo di botta e risposta esilaranti, che si risolvono però con un lieto fine, perché in tutte e tre le situazioni la lana di roccia ROCKWOOL ha offerto una solida barriera contro il propagarsi delle fiamme.

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Consigli per l’acquisto del migliore estrattore di succo a freddo

L’estrattore di succo consente di ottenere dei succhi di frutta, verdura, latte, con spremitura lenta e a freddo mantenendo le proprietà nutritive degli alimenti.

Estrattore di succo a freddo

Tra i piccoli elettrodomestici di uso domestico già da tempo si sta diffondendo l’impiego dell’estrattore di succo a freddo, un metodo alternativo alla centrifuga elettrica per ottenere succhi da frutta e verdura, lasciando fuori quasi tutta la polpa che viene raccolta in un contenitore apposito.
In questo modo si ottengono estratti naturali e genuini che andrebbero a sostituire i prodotti da banco ricchi di conservanti e zuccheri aggiunti, oltre alla possibilità di diversificare i gusti utilizzando molte verdure crude, i cui succhi sono difficilmente reperibili in commercio come prodotti pronti all’uso.

Dando un’occhio ai prezzi, la prima cosa che si può notare è il costo nettamente superiore di un estrattore rispetto alla centrifuga. Vale dunque la pena approfondire le differenze tra i due elettrodomestici prima di effettuare la nostra scelta.
Centrifuga o estrattore; cosa scegliere?

Sia l’estrattore che la centrifuga sono molto amati da chi segue un’alimentazione vegana ma non solo: ad abbracciare la nuova tendenza ci sono anche gli amanti di uno stile di vita sana, che pur non rinunciando a cibarsi di tutti gli alimenti, preferiscono scegliere solo prodotti freschi, genuini, magari a chilometri zero e possibilmente homemade.
Ma qual è la differenza tra estrattore e centrifuga?

Funzionamento della centrifuga

La centrifuga impiega delle lame per sminuzzare frutta e verdura introdotte al suo interno.
In questo modo la polpa viene a depositarsi in un punto nel quale è filtrata grazie a un dispositivo apposito che consente di far passare soltanto il succo.

Come funziona una centrifuga elettrica
Funziona a velocità elevata sviluppando temperature alte.
La centrifuga ha infatti una velocità di rotazione notevolmente superiore rispetto a un estrattore di succo, raggiungendo anche i 18.000 giri al minuto. Proprio l’alta velocità fa sì che la temperatura raggiunta da frutta e verdura in una centrifuga possa superare i 70°C, distruggendo una parte delle sostanze nutritive presenti nel succo. Inoltre, la stessa velocità elevata la rende spesso un elettrodomestico piuttosto rumoroso.

Gli scarti della frutta e verdura sono maggiori rispetto ai residui dell’estrattore.

Funzionamento dell’estrattore di succo

L’estrattore di succo funziona a freddo e a velocità inferiore, meno di 100 giri al minuto, grazie alla forza di una coclea che gira dentro un cestello forato, determinando una spremitura dei frutti che ne conserva tutti i principi nutritivi ed è anche molto meno rumoroso.

L’estrattore per frutta e verdura con spremitura a freddo
La minore velocità di rotazione consente all’estrattore di succo di essere più silenzioso rispetto a una centrifuga. Altra differenza importante consiste nel fatto che il sistema utilizzato dall’estrattore permette di ottenere meno scarti e di separare dalla polpa una quantità di succo maggiore.
La qualità del centrifugato ottenuto con l’estrattore, oltre ad altri vantaggi, fa sì che questo apparecchio sia preferito da molti vegetariani e crudisti, per i quali i succhi rappresentano una parte importante della propria alimentazione.
Estrattore di succo a freddo: le tipologie
Esistono diversi tipi di estrattori di succo a freddo:

– l’estrattore di succo masticatore, funziona a bassa velocità e attua un meccanismo di masticazione che rompe le fibre degli alimenti e ne conserva i principi nutritivi;

– l’estrattore di succo a ingranaggio singolo stritola la frutta attraverso una fresa, lasciando la polpa completamente secca;

– l’estrattore di succo a doppio ingranaggio funziona con due frese in acciaio inox che si muovono l’una verso l’altra stritolando l’alimento ed estraendone il succo.
Estrattore di succo: i prodotti sul mercato

Tra i produttori di estrattori di succo a freddo, Hurom si contraddistingue per la tecnologia brevettata Slow Squeezing Technology (SST™), un sistema di spremitura progettato per premere delicatamente gli ingredienti in maniera lenta, così da preservarne il gusto e i valori nutrizionali. Fondamentale per questi aspetti è il materiale con cui è realizzata la coclea, l’elemento chiave per la spremitura a freddo: l’ Ultem, un materiale robusto, innovativo ed eco compatibile.
Anche Hotpoint Ariston produce un estrattore di succo davvero valido: lo Slow Juicer SJ 4010 AX0, realizzato in acciaio inox e policarbonato di spessore elevato.
Funziona a bassa velocità, circa 70 giri al minuto, adoperando un sistema di pressatura a vite, senza lame, che permette di estrarre il succo da qualsiasi tipo di frutta e anche da molte verdure. Rispetto alla centrifuga elettrica, con questo apparecchio si ottiene fino al 30% di succo in più!

Estrattore di frutta Hotpoint Ariston
La parte secca di frutta e verdura viene espulsa da una bocchetta, dopo essere passata attraverso una rete filtrante, in modo tale da lasciare un succo limpido.
Ciò consente anche una certa rapidità nella pulizia dell’elettrodomestico: basta inserire dell’acqua al posto della frutta e metterlo in funzione fino a quando non risulti pulito.
Estrattore di succo manuale

Un’altra tipologia di estrattore di succo è quello manuale.
Viene azionato a manovella, ha lo stesso meccanismo di funzionamento a freddo e lento che preserva i valori nutrizionali e l’integrità del succo ma in più lavora senza consumo di elettricità.
L’estrattore di succo manuale Healthy Juicer della Lexen, ad esempio, consente di ottenere succhi non solo da frutta e verdura, ma anche da cereali, erbe e ortaggi a foglia verde.

Grazie alla rotazione manuale con vite senza fine, le erbe vengono pressate dolcemente senza sviluppo di calore, restituendo così un succo ricco di sostanze nutrienti.

Estrattore manuale Healthy Juice di Lexen
Ha la caratteristica di non avere filtri, per cui gli estratti rimangono più ricchi di fibre e la pulizia è più semplice: basta togliere la parte rotante e sciacquarla con acqua tiepida.

È dotato di una ventosa di fissaggio che ne consente l’utilizzo su qualsiasi superficie piana, oppure si può fissare attraverso la pinza in dotazione.
Estrattore ricette gustose

Una ricetta semplice e fresca, da poter realizzare con l’estrattore e adatta per fare il pieno di energia nelle calde temperature estive ma ottima e realizzabile anche per tutto l’anno poiché fa uso di frutta reperibile in ogni stagione, è il succo di mela, pera, zenzero e cannella.

Si mondano le mele e le pere a pezzetti e si inseriscono nell’estrattore di succo.
Si aggiungere infine una grattuggiata di zenzero e una piccola spolverata di cannella ma senza esagerare con quest’ultimo ingrediente che potrebbe coprire il sapore degli altri elementi.

Estratto di frutti rossi
Altra ricetta più tradizionale ma davvero golosa è il succo di frutti rossi e latte di mandorla, anche questo estraibile a freddo.
Estrattore: quali sono i prezzi?

Fino a qualche anno fa acquistare un estrattore di succo significava fare un investimento; difficilmente si poteva portare a casa un prodotto interessante spendendo meno di 1000 euro.

Attualmente, pur restando elevata la differenza tra centrifuga ed estrattore, sia in termini di qualità del prodotto finale che di costi, è possibile comprare un discreto estrattore anche con 150 euro circa. Per prodotti dalla resa professionale le cifre partono da un minimo di 300 euro a un massimo di 500 euro.

 
Anche su Amazon è possibile farsi un’idea dei prezzi e acquistare il prodotto selezionato direttamente online.

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Conto corrente condominiale: delibere, accesso, pignorabilità

L’amministratore condominiale è tenuto ad aprire ed utilizzare un conto corrente per ogni condominio amministrato a questi intestato.

Apertura e utilizzazione del conto corrente in condominio

Il conto corrente, così come definito dall’art. 1823 del codice civile, è quel contratto col quale le parti si obbligano ad annotare in un conto i crediti derivanti da reciproche rimesse.

Il conto corrente condominiale , quindi, altro non è che quel contratto sottoscritto dall’amministratore con un Istituto di credito.

Il conto corrente del condominio

Si badi: ai sensi dell’art. 1129, settimo comma, c.c. l’amministratore del condominio è obbligato, si vedrà in seguito pena la revoca anche giudiziale, ad aprire e utilizzare un conto corrente (bancario postale) intestato a ogni specifico condominio che amministra.

La norma si applica tanto agli amministratori interni, quanto a quelli esterni.

Che cosa vuol dire che l’amministratore è obbligato a utilizzare il conto corrente condominiale?

Secondo quanto specificato dall’art. 1129 c.c., il mandatario della compagine è tenuto a far transitare dal conto corrente tutte le somme a qualsiasi titolo ricevute dai condòmini o da terzi, nonché quelle erogate per conto del condominio.

La norma, pedissequamente applicata, prevede questo risvolto pratico.

Tizio, Caio, Sempronio, Mevio e Filano, ossia tutti i condòmini dell’edificio Alfa, un piccolo condominio, si presentano dall’ amministratore e versano la propria quota mensile.

L’amministratore deve prendere quelle somme e versarle sul conto corrente condominiale.
Dopo di che potrà utilizzarle in favore dalla compagine, eventualmente anche prelevandole per effettuare pagamenti in contanti (si pensi a piccole spese postali, ecc.). Prima di allora, però, a rigore di norma, nessun pagamento potrà essere effettuato, pena l’inadempimento del precetto normativo.

Così, ad esempio, se i condòmini versano all’amministratore in contanti e lo stesso giorno si presenta all’ufficio dell’amministratore l’impresa di pulizie per reclamare il pagamento mensile, egli non potrà effettuare il pagamento con quelle somme, ma eventualmente con altre presenti sul conto e in caso negativo dovrà chiedere all’impresa di passare dall’ufficio un altro giorno per l’adempimento.

Entro quanto tempo, dal ricevimento delle somme in contanti, l’amministratore è tenuto a versarle sul conto corrente condominiale?

In assenza di specifiche indicazioni legislative e nel silenzio di delibere e/o regolamento condominiale, ad avviso di chi scrive, bisogna rispondere: nel più breve tempo possibile o comunque entro la data di registrazione dei versamenti sul registro di contabilità, ossia entro trenta giorni dal ricevimento.

Si badi: l’obbligo di aprire e utilizzare un conto corrente intestato al condominio grava sull’amministratore, sia esso interno (cioè scelto tra i condòmini) o esterno, in assenza di questa figura i condòmini non hanno alcun obbligo in tal senso, nemmeno quando fanno eseguire lavori di manutenzione straordinaria dell’edificio.

I costi di gestione del conto corrente condominiale, in assenza di diversa convenzione (leggasi accordi tra tutti i condòmini), devono essere ripartiti secondo i millesimi di proprietà, trattandosi di servizio reso nell’interesse comune (art. 1123, primo comma, c.c.).
Delibere e conto corrente condominiale

L’amministratore, si è detto, è obbligato ad aprire e utilizzare un conto corrente condominiale.

Quali sono i suoi poteri in questo senso? Essi discendono direttamente dalla legge oppure necessitano di un input assembleare?

Al riguardo, già prima dell’entrata in vigore della riforma del condominio (legge n. 220 del 2012), ossia quando tale adempimento non era obbligatorio, per la Corte di Cassazione l’apertura del conto corrente non era soggetta a specifiche autorizzazioni assembleari, atto che invece sarebbe necessario, dicono i giudici, per l’apertura di una linea di credito bancaria (Cass. 10 maggio 2012, n. 7162).

Conto corrente condominiale: le delibere
È bene tenere a mente questa sentenza e citarla a quegli istituti di credito che non si accontentano della deliberazione di nomina dell’amministratore, ma richiedono altresì copia della decisione assembleare con la quale è stato deciso di scegliere proprio quell’istituto.

L’assemblea può deliberare a quale banca rivolgersi, ma nel suo silenzio questa scelta rientra nel potere discrezionale dell’amministratore e l’istituto di credito non può far altro che limitarsi a verificare la sussistenza del potere di rappresentanza dell’amministratore.
Ove la banca negasse l’apertura del conto per mancanza di delibera indicante l’istituto è possibile fare istanza all’Arbitro Bancario Finanziario per la risoluzione della controversia.
Pignorabilità del conto corrente condominiale

La pignorabilità del conto corrente condominialeSul conto corrente del condominio, come detto, affluiscono tutte le somme inerenti la compagine. Non solo quelle dei condòmini, ma anche quelle versate da terzi.
Si pensi all’indennizzo di un’assicurazione, al pagamento di un risarcimento o ancora ai canoni di locazione di un locale comune, ecc.

Data questa situazione, ci si è domandati, e il quesito ha avuto anche risposte giudiziarie, se le somme presenti sul conto corrente condominiale potessero essere oggetto di pignoramento.

Motivo dei dubbi è la natura delle obbligazioni condominiali. Solidale, è vero, ma con beneficio di escussione preventiva dei condòmini morosi.
Insomma ci si è chiesti: ma se bisogna per prima cosa agire contro gli inadempimenti (art. 63, secondo comma, disp. att. c.c.), è lecito il pignoramento del conto corrente condominiale?

Bisogna agire o bisognerebbe? Il condizionale è d’obbligo dopo i primi interventi giurisprudenziali sulla materia del pignoramento del conto corrente condominiale.

Così, ad esempio, il Tribunale di Reggio Emilia, chiamato a pronunciarsi sull’argomento ha avuto modo di affermare che per quanto sia diffusa in seno alla giurisprudenza la tesi della sostanziale assenza di qualunque soggettività e/o autonomia patrimoniale in capo al condominio è innegabile che le norme introdotte nel codice civile dalla legge n. 220/2012, facendo riferimento al patrimonio del condominio, abbiano data una sterzata (Trib. Reggio Emilia ord. 16 maggio 2014).

Insomma, per il Tribunale di Reggio Emilia, condominio e condòmini sono entità giuridiche differenti e siccome è il condominio ad aver contrattato, è questo a rispondere, primariamente, delle proprie obbligazioni con il proprio patrimonio. Dunque, il conto corrente intestato al condominio è pignorabile. Sulla stessa lunghezza si sono espressi i Tribunali di Taranto e Milano.
Accesso alla documentazione del conto corrente condominiale

Accesso alla documentazione condominiale del conto correnteChi e in che modo può avere accesso alla documentazione inerente il conto corrente condominiale?
Sul punto la legge è chiara come sulle modalità di utilizzazione del conto: i condòmini possono chiedere di prendere visione ed estrarre copia, a proprie spese, della rendicontazione periodica inerente il rapporto di conto corrente. La richiesta deve pervenire all’istituto bancario per il tramite dell’amministratore.

In buona sostanza, per il codice civile l’amministratore di condominio è l’unico soggetto deputato, per conto della compagine, a intrattenere rapporti con l’Istituto bancario.

Che cosa succede se l’amministratore non risponde alle richieste dei condòmini?
Questi hanno diritto, in tal caso, a interfacciarsi direttamente con l’Istituto di credito?

Secondo l’Arbitro Bancario Finanziario, sì (ABF decisione n. 7960 del 16 settembre 2016).

La vicenda che ha portato a questa decisione è pressappoco la seguente: dei condòmini chiedono ripetutamente l’estratto del conto corrente condominiale al proprio amministratore che non glielo consegna. Da qui la richiesta alla banca che lo nega: la documentazione vi può essere consegnata solo per il tramite dell’amministratore.

L’Arbitro bancario non si è trovato d’accordo con l’uso dell’avverbio “solo”.
È vero, dicono dall’Autorità, la norma specifica che la documentazione dev’essere consegnata per il tramite dell’amministratore, ma tale indicazione non può andare a coincidere con l’esclusiva competenza di questa figura. Se così fosse, in caso di inadempimento del mandatario, i condòmini, cioè i titolari del conto, vedrebbero frustrato il loro diritto a conoscere la situazione economica del condominio.

L’accesso alla documentazione avviene a spese del condomino.
Ciò vuol dire che sono a suo carico:

– i costi praticati dall’Istituto di credito in relazione alla richiesta;

– i compensi richiesti dall’amministratore dove approvati dall’assemblea al momento della nomina/conferma.
Conto corrente e revoca dell’amministratore di condominio

Si è detto che l’apertura e utilizzazione del conto corrente sono imposti dalla legge: l’amministratore deve aprire il conto e utilizzarlo senza che sia a ciò autorizzato dall’assemblea.
Non solo: il mancato adempimento ai predetti obblighi comporta la possibilità per i condòmini – singolarmente considerati – di ottenerne la revoca, se del caso anche per via giudiziale.

Al riguardo bisogna guardare all’undicesimo comma dell’art. 1129 c.c.; che cosa dice la norma?
Si legge nell’articolo che in caso di inadempimento rispetto all’obbligo di apertura e utilizzazione del conto corrente condominiale, i condòmini (come si accennava anche singolarmente) possono domandare la convocazione di un’assemblea per la revoca dell’amministratore.
Ove la stessa non deliberi in merito o comunque non vi provveda, c’è la possibilità di agire in giudizio per la revoca da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Si badi: sebbene in alcune pronunce (riguardanti la tempistica di presentazione del rendiconto) si sia stabilito che il mancato rispetto del termine prescritto dalla legge comporti l’automatica revoca giudiziale, non sono mancate critiche e pronunce contrarie a questa impostazione tese a specificare che la legge (art. 1129, undicesimo comma, c.c.) dà facoltà all’Autorità Giudiziaria (si legge può revocare, non deve revocare), sicché la situazione va valutata caso per caso.

Come dire: la mancata apertura del conto corrente potrebbe anche semplicemente essere considerata un tardivo adempimento che però non ha comportato alcun effettivo danno al condominio e comunque nessuna irregolarità tale da giustificare la revoca.

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Piastrelle con bordo rettiificato

Le piastrelle rettificate, con il loro bordo tagliato a 90°, soddisfano le esigenze di coloro che vogliono adottare rivestimenti senza soluzione di continuità.

Caratteristiche delle piastrelle con bordi rettificati

Scegliere il rivestimento per gli ambienti della propria abitazione è una decisione ardua, sia per la quantità di materiali presenti sul mercato, sia per la modalità di posa, i formati, il trattamento delle superfici e le modalità di produzione.
Listelli di legno, lastre di marmo, pavimenti ceramici, resina, cemento spatolato, sono solo alcune delle tipologie in commercio da adottare in relazione alla configurazione spaziale, alla destinazione d’uso degli ambienti e secondo il proprio gusto.

Sappiamo anche, però, che l’aspetto dei vari tipi di rivestimenti è ottenibile adottando il gres porcellanato: con il suo effetto legno, marmo, pietra, etc. ci consente di ottenere una superficie elegante, ma a minor costo e con una manutenzione molto più semplice: è resistente alle abrasioni, è agevole da pulire con i classici detergenti.

Supponendo di aver prediletto dei rivestimenti ceramici, questi sono disponibili nel formato rettificato e non.

Quale è la sostanziale differenza?
Spesso si sentono pareri discordanti circa la scelta tra le due tipologie, ma analizziamo di entrambi pregi e difetti.

La piastrella classica non rettificata presenta bordi non perpendicolari alla perfezione ma smussati: con l’utilizzo di una fuga idonea, di almeno 3-4 mm, tale aspetto, visibile aduno sguardo più attento, risulta occultato.
I rivestimenti ceramici rettificati, invece, vengono tagliati a 90°, tanto da rendere possibile una posa senza fughe o con spessori limitati.

In realtà, l’assenza totale di fuga, come spesso sottolineato dalle stesse aziende produttrici, è sconsigliata: la fuga conferisce al pavimento minore rigidità e quindi maggiore capacità di assorbire eventuali assestamenti, evitando la rottura delle lastre.

Inoltre, la formazione della fuga maschera la presenza di eventuali dentini che possono palesarsi con un pavimento privo di fuga: la causa potrebbe essere ricondotta a una non assoluta complanarità deli rivestimenti, a irregolarità della superficie da rivestire o da una posa non perfettamente a regola d’arte.
Questo difetto è quasi sempre presente nelle piastrelle dal grande formato, sempre più richieste da da chi desidera rivestire i pavimenti dando una sensazione di uniformità.

Il consiglio è, quindi, quello di posare il pavimento con un minimo di fuga, da 1-2 mm, in maniera tale da garantire una lunga durata nel tempo dello stesso e anche per correggere eventuali non planarità tra i singoli elementi.

Infine, indipendentemente dall’aspetto del bordo, è molto importante eseguire una posa a regola d’arte con la stesura di un idoneo massetto e l’utilizzo di collanti e fughe di ottima qualità.

Per l’ambiente bagno, ad esempio, sono disponibili fughe idonee a respingere la formazione di muffe, fastidiose da vedere e molto difficili da eliminare anche con prodotti specifici.
Piastrelle dal formato rettificato: quali scegliere

Che siano da posare a parete, come rivestimento , oppure a terra, come pavimento, per interni o esterni, le ceramiche con bordo rettificato sono disponibili in svariate finiture e formati, così come le ceramiche non rettificate.
Pertanto è possibile scegliere dei gres porcellanati classici, oppure quelli effetto marmo, pietra o legno. Di seguito una piccola selezione tra i tanti prodotti in commercio.

Piastrella rettificata Marazzi Treverkview
Marazzi, azienda italiana rinomata nel mondo per la produzione di pavimenti e rivestimenti in ceramica, propone, tra le sue molteplici collezioni, Treverk, piastrelle in gres effetto legno; la linea che ci interessa al suo interno è Treverkview, rivestimento con finitura effetto rovere, disponibile in 9 diverse colorazioni: rovere naturale, oppure tonalità più calde, come miele, rovere beige e rovere caramello, tonalità fredde come il tortora e il rovere grigio, più scure, come il rovere scuro e rovere marrone, o infine, la versione più chiara in rovere avorio.

Treverkview è disponibile anche per pavimentare l’outdoor, in tre versioni: naturale, miele e tortora. Il formato è sempre 20 x 120 cm, con uno spessore della piastrella di 9,5 mm.

Piastrella rettificata Fap Desert
Per l’ambiente bagno FAP Ceramiche propone la linea Desert, piastrella effetto pietra disponibile sia come rivestimento in pasta bianca che a pavimento in gres porcellanato rettificato multiformato.
Per quanto concerne il rivestimento a parete, l’azienda consiglia una posa a regola d’arte con il preliminare controllo della planarità delle pareti da rivestire, nonché l’utilizzo di collanti bianchi per rivestimenti ceramici antiscivolamento.
I rivestimenti rettificati di Fap vengono progettati e realizzati anche per consentire la posa accostata senza fughe delle piastrelle, per consentire un elevato risultato estetico e funzionale, evitando così la formazione di muffe e funghi che, all’interno di un ambiente umido, potrebbero andare ad annidarsi su di esse.

Parlando, invece, di rivestimenti a pavimento, consigliano chiaramente una perfetta planarità del massetto e la posa con una fuga di 2-3 mm per gli ambienti interni, di 3 mm per l’esterno.
Al fine di evitare dislivelli, la posa, se effettuata a correre, non deve superare una sfasatura massima di 1/3 fra le doghe, punto oltre il quale la piastrella potrebbe presentare un leggero rigonfiamento.

Il rivestimento in grandi formati conquista sempre più: è infatti desiderio comune rivestire le superfici con materiali e formati senza soluzione di continuità. Chi non predilige le resine o altri prodotti similari, ma vuole comunque adottare i rivestimenti classici, come la ceramica, il legno o il marmo, può scegliere piastrelle grandi: quadrate 60 x 60 cm , rettangolari 60 x 120 cm, etc.

Piastrella rettificata Ariostea Onice Perlato
ARIOSTEA, azienda leader nella produzione di rivestimenti in gres porcellanato, propone soluzioni in grandi formati effetto marmo, pietra, granito o legno.
Uno dei nuovi prodotti che segnaliamo è Onice perlato, lastre in gres porcellanato disponibili nei formati 120 x 60 cm, 60 x 60 cm, 60 x 30 cm, sempre con bordi rettificati; lo spessore si attesta sugli 8 mm.
Per gli ambienti esterni è possibile anche raggiungere formati superiori: soft black gres porcellanato effetto pietra, è disponibile anche nel formato 150 x 75 cm.

Un ulteriore passo in avanti, è stato fatto dall’azienda Ceramica Sant’agostino: tantissime collezioni che presentano il bordo rettificato, sono il frutto di una evoluzione nella resa estetica, in grado di soddisfare le più svariate esigenze.

Tra le diverse collezioni, segnaliamo sicuramente Set, prodotto di grande novità e resa estetica elevata: si tratta di una collezione frutto di continue contaminazioni di materiali diversi, quasi mai accostati o addirittura fusi tra loro: cemento, cemento/tessuto, cemento/marmo, vernici, legno, decorazioni.

Piastrella rettificata Ceramiche Sant’Agostino Set Concrete
Per quanto riguarda il cemento, la collezione Concrete risulta perfetta per gli ambienti contemporanei dallo stile industriale, nonchè per gli spazi esterni con finitura antiscivolo; la linea Dress ha un originale tappeto a righe di cotone immerso nel cemento, tanto da presentare una superficie materica irregolare e porosa, proprio come quella di un morbido tappetto di cotone.
Set Gem, a pavimento o posato come rivestimento murale, garantisce una finitura effetto marmo, mentre Metrowood mostra la classica finitura del legno con le sue delicate e calde venature.
Infine Metrosigns, cementine in 45 varianti cromatiche atte a realizzare un ambiente dal gusto particolarmente sofisticato e sapore retrò.

I formati rettificati disponibili sono i più svariati, completi anche di pezzi speciali: si parte dal 20 x 20 cm, fino ad arrivare a 120 x 120 cm.

Insomma, un prodotto perfetto per le più svariate esigenze, capace di sintetizzare l’ottima resa estetica con le qualità prestazionali che si richiedono a un rivestimento: resistenza, durabilità e facilità nella manutenzione.

Per quanto concerne la posa, la sostanziale differenza tra un bordo rettificato e non sta, quindi, nella fuga: nel caso di rettifica è sufficiente una fuga minima da 1-2 mm, nel caso di bordo naturale è indispensabile una fuga maggiore, da 3-4 mm, in maniera tale da avere uniformità e perfezione nella stesura dei rivestimenti stessi.

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Mobili e complementi in stile provenzale low cost per la casa

Idee e suggerimenti per arredare casa con mobili e complementi in stile provenzale, mischiando articoli nuovi e pezzi di recupero, con un tocco retrò e country.

Mobili stile provenzale

Ognuno sceglie per la propria abitazione arredi e complementi che più si avvicinano alla sua idea di casa. La scelta dello stile di riferimento, infatti, è fondamentale per iniziare ad arredare le stanze di casa secondo un filo conduttore, all’insegna della coerenza, per far si che tutti gli elementi si fondano in un insieme piacevole e coordinato.

Proprio come succede quando compriamo gli abiti che andremo d indossare, generalmente tendiamo a rivolgere la nostra attenzione verso i colori, i modelli, le forme che più ci attirano, ripetendo nel tempo le nostre scelte. C’è chi ama il nero, chi invece predilige i colori dai toni accesi e ancora chi opta per le tinte neutre. Anche in fatto di arredamento, per vestire la nostra abitazione, compiamo delle scelte.

Tendone per portafinestra in stile provenzale su Amazon
Se partiamo da un’ispirazione, da uno stile che ci piace e ci rappresenta, sarà più facile scegliere ogni elemento successivo. Sono molti e in continua evoluzione gli stili di arredo: c’è da sempre chi ama il classico, chi invece preferisce arredi moderni, altri si ritrovano nel vintage, nel minimal, nell’etnico. Inseguire una tendenza significa prendere come esempio gli elementi propri di quel mood, per poi farli propri, divertendosi a personalizzare gli arredi con il proprio tocco.

È fondamentale non fare confusione e scegliere bene, guardarsi intorno, vedere composizioni di arredo per prendere una decisione importante come quella relativa alla disposizione degli arredi in casa propria.
Elementi stilistici dell’arredamento stile provenzale francese

Ora nello specifico ripercorreremo le caratteristiche proprie di uno stile molto in voga, quello country provenzale, che sta vivendo una nuova giovinezza visto che attualmente è tra i preferiti delle persone che vogliono cambiare look alla casa o che la stanno arredando per la prima volta.

L’arredo stile provenzale può essere considerato un mix tra vari elementi shabby chic derivanti dallo stile rustico, romantico. Questa tendenza punta molto anche sull’accostamento di pezzi vecchi e nuovi, grazie anche al recupero di mobili antichi che vengono appositamente trattati.

camera in stile provenzale di Maisons du Monde
Agli amanti del genere provenzale francese normalmente piace il finto trasandato, l’insieme dei dettagli, il recupero di credenze, comodini, comò che vengono rinvenuti da vecchie case o riportati alla luce dalla cantina, e trattati con tecniche come il decapaggio per assumere un aspetto usurato e vissuto.
Gli arredi sono prevalentemente in legno, ma vengono decapati proprio per togliergli il colore originario, per la maggior parte dei casi marrone scuro, e dargli un aspetto vintage, carteggiandoli per mantenere in rilievo le venature del legno, i piccoli difetti e colorarli poi con il bianco, immancabile in una casa in stile provenzale, o ancora con nuance pastello.

Spazio, dunque, alla scala cromatica che passa per il beige, il color corda, il sabbia, il tortora, ma lascia spazio a sprazzi di colore come il rosa antico, il verde, il giallino e il color lavanda. Questi stessi colori vengono anche scelti per le pareti di casa come per i tessuti d’arredo, specialmente tende, divani , poltrone. Non manca nemmeno la fantasia fiorata, molto romantica e campagnola, che omaggia la natura a primavera. Questo stile non lascia spazio allo sfarzo, ma al contrario è piuttosto naturale, intimo e accogliente.

Eppure, a farsi notare è sempre la grande cura per i dettagli.
Per esempio, una casa in stile provenzale lascerà spazio a vecchi cimeli da esporre su mensole e vetrinette, come caffettiere d’epoca, ferri da stiro della nonna, macinino per il caffè o ancora vecchie fotografie da incorniciare. Questi oggetti si possono acquistare nei mercatini dell’antiquariato, se non si hanno già in famiglia. Nel secondo caso il valore aggiunto è quello affettivo.

Orologio a muro stile provenzale Amazon
Anche i cuscini, le tende, le coperte saranno scelte in materiali naturali come il cotone o il lino, ma possono avere preziosi dettagli in pizzo, fiocchi bon ton, passamanerie.

Questo stile d’arredo è perfettamente adatto per le case in campagne, ma ormai è stato sdoganato e si presta anche ad essere scelto per arredare casa di città. Sappiamo che a contribuire a creare l’atmosfera sono anche i profumi. Un consiglio, per completare la casa shabby chic ricorrendo arredo stile provenzale, è non trascurare le note olfattive che infondono un aroma piacevole e capace di contraddistinguere la casa. Per esempio potete ricorre ai fiori secchi, al potpourri e alle essenze profumate, come rosa, lavanda, vaniglia per far si che in casa il profumo di fresco, dal piacevole effetto rilassante, non manchi mai.
Stile provenzale camera da letto

Stile provenzale Ikea

Ogni stanza di casa può essere arredata con lo stile provenzale.
Partiamo dalla camera da letto.
Il letto più adatto potrebbe avere una struttura in ferro battuto, come il modello LEIRVIK in colore bianco di Ikea. La struttura nella versione verniciata di bianco risulta eterea e si presta a giocare con i tessuti delle lenzuola e delle trapunte per creare un contrasto molto romantico e ricercato.

Letto stile provenzale Leirvik di Ikea
Un altro modello che ben si presta al gusto bucolico provenzale per la stanza da letto è TYSSEDAL, struttura letto sempre di Ikea, dalla testiera dalla forma arrotondata.

Struttura letto bianca Tyssedal di Ikea
Un’idea interessante e di grande resa, è la possibilità di accostare a una struttura letto semplice e chiara come quelle viste sopra, un paio di comodini a contrasto, giocando sulla diversità del materiale o del colore, purché si mantenga il mood romantico e provenzale.
Complementi per la camera da letto provenzale

Maisons Du Monde propone il tavolino da notte Camille, in legno grigio, ingentilito dal romantico decoro a forma di cuore in colore bianco, posto sul davanti.
Le stesse maniglie, sia dell’anta che del cassetto, riprendono la forma a cuore.
La linea Camille, per chi predilige una camera da letto coordinata, è composta anche da testata per il letto, piccolo baule, armadio e comò.

Camera da letto completa in stile provenzale modello Camille di maisons du Monde
In alternativa, si può optare per Valentine,il candido comodino molto femminile, o il modello Charlotte con fiocchetto cesellato e gambe sinuose e leggere.

Se avete già una struttura letto potete invece pensare di rinnovare la stanza all’insegna del look provenzale, semplicemente acquistando anche solo qualche pezzo come una testata, in legno o imbottita, e alcuni complementi stile provenzale per la stanza.
Cucine in stile provenzale

Anche la cucina, cuore pulsante della casa, può essere scelta in stile provenzale.
Il prego di questo stile sta nel rispetto delle linea classiche rivisitate in una chiave rustica. Difficilmente negli anni questo stile annoia o passa di moda, quindi, se si vuole iniziare a dare un’impronta provenzale alla casa senza esagerare, si può partire proprio dalla cucina.

Arcari Arredamenti ha in gamma la cucina Capri, molto stilosa e ricercata in ogni dettaglio, rifinitura e materiale. Le sue linee sinuose, gli intagli, le maniglie mosse, sono disponibili in differenti versioni: patinata o patinata lucida, per un tocco provenzale moderno, o ancora con finish decapè in colore argilla, per chi vuole un aspetto un po’ più caldo.

Cucina modello Capri, di Arcari Arredamenti in stile provenzale
Anche Mondo Convenienza, tra le cucine più classiche disponibili nel catalogo e nei negozi, vanta alcuni modelli che rispecchiano perfettamente le caratteristiche dello stile provenzale e shabby chic.

Pensiamo a Carmen, una cucina provenzale componibile disponibile in bianco, color corda oppure verde molto originale e dal fascino un po’ retrò, e ancora i modelli Eva e Lucrezia, che giocano su toni caldi e neutri, elementi decorativi a rilievo sulle ante discreti ma curati, per conferire agli ospiti il piacere di un pasto consumato in un ambiente familiare destinato alla condivisione.

Cucina stile classico modello Carmen di Mondo Convenienza

Stile provenzale moderno in cucina

Anche Cucine Lube propone Agnese, una cucina in stile campagnolo e shabby piuttosto inedita per il marchio, che unisce qualità e stile. Questa cucina in legno massello è sobria e curata, proposta nella variante più variopinta in un tono di azzurro delicato, che la colloca nel nostro immaginario, nel cuore della Provenza.
Lo stile unisce passato e presenza, tradizione e rivisitazione, una sorta di evoluzione di un mood classico ma che ben si presta anche a una casa abitata da giovani.
Le ante, le vetrate (anche con inglesina e vetro anticato) e ogni minima rifinitura ci fanno apprezzare la ricercatezza, pur non togliendo alla cucina la sua missione gioviale.
Pensiamo anche alla possibilità di scegliere ante con formelle in ceramica dipinte a mano come decorazione.

Cucina Agnese di Lube Cucine
Della stessa collezione si possono trovare anche i mobili per la zona living di casa, da abbinare alla cucina, specialmente se la necessità è quella di arredare un open space, all’insegna della continuità in stile provenzale moderno.
Arredamento provenzale online
Infine, ricordiamo che è anche possibile inserire nell’arredo di casa alcuni complementi in stile provenzale francese.

Online si possono trovare tante idee per la casa, come specchi e specchiere da appendere a parete nella zona giorno, nott,e o ancora in corridoio o in bagno oppure il comò mensola per il trucco e la specchiera ovale da appendere al muro.

Può contribuire a rendere la casa un ambiente caldo familiare e shabby, strizzando l’occhio al provenzale, anche la scelta di un orologio da parete a fiori, l’acquisto di un set di maniglie in ceramica da sostituire a quelle che già abbiamo, come pomelli dei cassetti in cucina, nei comodini, ecc…

Specciera e mensola trucco su Amazon
Ci si può sbizzarrire nella sostituzione di tende, federe e tessuti di arredi.
Su Amazon per esempio, possiamo trovare diversi modelli per tutti i gusti, per finestre e porte finestre, ma anche biancheria per la casa tutta a tema provenzale, con toni neutri e tessuti semplici. Lo stesso vale anche per l’oggettistica in stile country provenzale.

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Come porre rimedio a questo spiacevole inconveniente

Come porre rimedio a questo spiacevole inconveniente

Il rumore di un rubinetto che gocciola può essere estremamente fastidioso e accresce a dismisura i consumi relativi alla bolletta dell’acqua. In questi casi, infatti, si possono sprecare fino a 100 litri di acqua in sole 24 ore. Ecco qui di seguito qualche consiglio pratico per risolvere questo problema!

Prima di tutto, è bene elencare tutti gli attrezzi necessari allo scopo: una chiave inglese, un cacciavite, un po’ di stoppa, una guarnizione di ricambio, un pappagallo ed una pinza. Poi, come si procede? Per prima cosa, bisogna smontare il rubinetto del bagno, rimuovendo la manopola. I più comuni rubinetti sono quelli con due manopole distinte, una per l’acqua fredda ed una per quella calda. Inoltre, è necessario trovare la vite di sblocco che si trova al centro della manopola, di solito nascosta da una borchia che si svita. Dopo aver rimosso la manopola, si deve svitare anche la ghiera cromata sottostante.

Al di sotto troviamo il corpo del rubinetto vero e proprio. Bisogna perciò procedere a svitare il dado inferiore con la chiave inglese. Arrivati a questo punto si può sostituire il gommino della guarnizione, che è la causa del gocciolamento, fissandolo con l’ausilio di una vite o di un dado. Ora potete rimontare il rubinetto, ricordandovi di avvolgere gli elementi filettati del corpo metallico con della stoppa inumidita.

Infine, ricordiamo alcuni preziosi accorgimenti da tenere in conto durante lo svolgimento della procedura appena descritta:

  1. Non lasciate aperto il rubinetto generale dell’acqua;
  2. Non lasciate lo scarico aperto: servitevi di uno straccio per tapparlo per evitare la caduta di viti e rondelle;
  3. Scegliete una guarnizione con misure adeguate;
  4. Non graffiate con la chiave inglese il metallo. La maggior parte dei rubinetti, infatti, sono prodotti in metallo dolce, quindi è bene coprirli con nastro adesivo prima di procedere;
  5. Non lasciate mai il grande dado di metallo che unisce le parti interne parzialmente svitato.

Un rubinetto che perde spreca migliaia di litri d’acqua, dai 40 ai 100 litri al giorno. Questo è il motivo per cui occorre sempre controllare che i rubinetti o la cassetta del water in bagno hanno una perdita. Per risparmiare durante la giornata occorrerebbe evitare di tenere il rubinetto della cucina o del bagno aperto per molto tempo, quando si lavano i piatti o i denti.

Usare la lavastoviglie invece di lavare i piatti nel lavandino oltre ad essere una comodità permette anche di risparmiare acqua, se utilizzata a carico pieno! Inoltre bisogna sempre controllare che non ci siano perdite in casa poichè queste potrebbero causare danni peggiori del semplice spreco d’acqua ed andare ad intaccare le strutture della tua abitazione danneggiando muri, solai e rivestimenti.